Amnesty: "L'Italia, un paese pieno di lacune”

Una videta del sito di Amnesty International
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L'ong punta il dito contro le politiche nei confronti di rom e immigrati. Sottolinea la mancanza del reato di tortura e chiede che non ci siano più casi Cucchi ed episodi come quelli del G8 di Genova. Il ministro degli Esteri Frattini: "Rapporto indegno"

di Serenella Mattera

“Un Paese pieno di lacune”. Così l’ Italia , nel Rapporto annuale 2010 di Amnesty International dedicato alla giustizia globale. Dal trattamento degli immigrati, alle morti sospette in carcere, come quelle di Aldo Bianzino e Stefano Cucchi, dagli sgomberi dei campi rom ai processi sul G8 e sul caso Abu Omar. La fotografia che la ong per la difesa dei diritti umani ha scattato nel nostro Paese nel 2009, è piena di ombre. Mentre sul piano internazionale si registrano violazioni in 159 Stati, con “milioni di persone condannate a vivere nell’ingiustizia” .

L’anno scorso in 111 Paesi nel mondo si sono verificate torture o altri maltrattamenti , i cui responsabili, in quasi la metà dei casi (61 Paesi), sono rimasti impuniti. In 55 Stati Amnesty ha riscontrato processi iniqui e 56 sono state emesse condanne a morte, con esecuzioni effettuate in 18 Paesi. Mentre la libertà di espressione è sottoposta a restrizioni in almeno 96 Stati. Dati che fanno intravedere ben lontano il traguardo della giustizia globale. Anche perché anche alcuni innegabili successi, sono spesso bilanciati da pesanti ostacoli ad ulteriori passi avanti.

Un esempio su tutti. Il mandato di cattura per crimini di guerra e contro l’umanità emesso dalla Corte penale internazione nei confronti del presidente del Sudan, Omar Hassan Al Bashir, è stato un “evento epocale”, perché “ha dimostrato – spiega la presidente del comitato italiano, Christine Weise – che anche un capo di Stato in carica non è al di sopra della legge”. Ma in questa vicenda il rifiuto da parte dell’Unione africana di cooperare con il tribunale internazionale, “è stato un crudo esempio – dice Amnesty – di come i governi antepongano la politica alla giustizia”. “I governi – accusa Weise – chiedono risposte sui diritti umani quando gli conviene, ma poi rifiutano di rendere conto delle loro azioni”.

Quanto all’Italia, il quadro, come dicevamo, è tutt’altro che roseo. Sono circa 90 le raccomandazioni ricevute per la violazione dei diritti degli immigrati . E le severe leggi introdotte dal governo in materia, non paiono aver avuto gli effetti proclamati e desiderati. “A noi non sembra – nota Giusy D’Alconzo, responsabile dello studio per la parte italiana – che l’insicurezza introdotta nella vita di rom, immigrati e rifugiati, abbia portato maggiore tranquillità ai cittadini”. Mentre dall’altro lato, la scelta di praticare i rinvii forzati “ha provocato una drastica riduzione delle domande d’asilo presentate all’Italia”, da 31 mila nel 2008 a 17 mila nel 2009. E vicende come quella di Rosarno, fanno sorgere “il timore” che le cause di fondo vadano ricercate “nella mancata adozione da parte delle autorità italiane di misure concrete per contrastare la xenofobia in aumento in tutto il Paese” (nell’ambito di una più vasta “esplosione di xenofobia e razzismo” che si registra in tutta Europa).  A pagina 425 del rapporto di Amnesty , edito per la prima volta da Fandango libri , si legge: “Per tutto il 2009 sono proseguiti sgomberi forzati illegali delle comunità rom. Gli sforzi da parte delle autorità per controllare l’immigrazione hanno messo a repentaglio i diritti di migranti e richiedenti asilo. Sono stati segnalati decessi in stato di detenzione e sono pervenute ulteriori denunce di tortura e altri maltrattamenti da parte delle forze di polizia”. Perché è qui l’altro nodo critico .

Casi come quello di Stefano Cucchi ci ricordano che, a distanza di 20 anni dalla ratifica della convenzione Onu contro la tortura, l’Italia non ha ancora inserito nel codice penale il reato specifico, per cui i maltrattamenti commessi da pubblici ufficiali in servizio vengono perseguiti come reati minori. Di più. Manca “un’istituzione indipendente di monitoraggio sui luoghi di detenzione” e “un organismo di denuncia degli abusi di polizia”. E anche la volontà politica di sanzionare gli episodi più gravi. Come l’ong spiega quando commenta le recenti sentenze sui fatti del G8 a Genova: “Nei nove anni trascorsi non c’è stata alcuna parola forte di condanna da parte delle istituzioni per il comportamento tenuto dalle forze di polizia”.

“In questo momento in Italia da soli non ce la facciamo. Abbiamo bisogno di organizzazioni come Amnesty Internationale – conclude Domenico Procacci, fondatore della Fandango – Perché tutto quello che avviene viene riportato dalla politica a una logica da tifoseria calcistica. Ma i diritti dell’uomo non sono né di destra né di sinistra. In un Paese diviso a metà da questa logica, da soli non ne usciamo”.

Un rapporto "indegno", da "respingere al mittente", perché "l'Italia è certamente il
Paese europeo che ha salvato più persone in mare". Cosi' il ministro degli Esteri, Franco Frattini, da Caracas commenta il rapporto annuale di Amnesty che accusa il nostro Paese di aver messo a repentaglio la vita dei migranti. "Amnesty ha fatto sempre la sua parte - ha detto il ministro - ma i nostri dati sono molto chiari". Per questo, secondo il ministro, questo rapporto è "indegno per il lavoro dei nostri uomini e delle nostre donne delle forze di polizia che ogni giorno salvato le persone, tutto il contrario di quello che dice Amnesty".

Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International


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