"A scuola a ottobre? Un incubo"

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Tre blogger (lavoratrici e mamme) molto seguite sul web esprimono le loro opinioni sulla proposta del Ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini di prolungare le vacanze estive. Tra acrobazie quotidiane e mancanza di servizi

A parlare con le mamme, quelle vere, che vivono nel mondo reale e provano sulla propria pelle ogni giorno quanta sia la differenza tra teoria e pratica, il giudizio è unanime. Se passasse la proposta di slittamento dell’inizio delle scuole dopo il 30 settembre in discussione domani alla commissione Istruzione del Senato, la vita, per usare un eufemismo, si complicherebbe molto. Navigando sui numerosi forum che si stanno occupando della questione, i pareri di chi ha figli è abbastanza concorde. Noi abbiamo scelto di farci raccontare il proprio pensiero da tre donne con figli, che lavorano e che, in qualche modo, hanno fatto business in rete della loro maternità.

“Quando è uscita la notizia” spiega Patrizia Violi, mamma di due bambini di 13 e 10 anni, autrice del romanzo Una mamma da Url (Baldini e Castoldi) e animatrice del seguitissimo sito extramamma.com “Jolanda (creatrice di un altro sito molto famoso tra le mamme, filastrocche.it, ndr) mi ha mandato un twit disperato. Io le ho risposto che l’unica cosa che ci restava da fare, nell’infausta evenienza il provvedimento passasse, sarebbe di cercare un outlet di lamette”. La butta sul ridere, la scrittrice, ma neanche poi molto. “A me non piace andare in vacanza ad agosto”continua. “Ma il punto di vista ‘turistico’ è assolutamente svincolato dalla realtà. Soprattutto nelle grandi città, le donne lavorano quasi tutte e, se le famiglie non hanno i soldi per pagare una tata o dei nonni particolarmente in gamba e disponibili, sono quotidianamente costrette ad acrobazie incredibili. Quest’estate è la prima dove non sono costretta a mandare i figli ai campi estivi: sono abbastanza grandi da cavarsela da soli, ma per chi li ha un po’ più piccoli, l’estate può trasformarsi in un incubo, sia dal punto di vista economico, sia organizzativo. Ai nostri tempi, la vita era diversa: c’erano i cortili, c’era maggiore solidarietà anche fra mamme. Oggi siamo tutte prese da mille impegni necessari, molto raramente di piacere e, lo dico nel mio libro ma l’ho costatato anche nel mio blog, c’è più complicità in rete che nella vita reale. Forse perché le mamme non si conoscono”.

Della stessa opinione Jolanda Restano, tre figli di 11 anni, 9, e 5, creatrice del sito filastrocche.it (5307 contatti su Facebook) e della società di marketing e servizi online fattoremamma.com: “La prima cosa che mi è venuta in mente, e che ho scritto anche su Facebook” dice “è che una quindicina di giorni fa il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ha dichiarato che stare a casa in maternità è un privilegio. Quindi mi sarei aspettata da lei un aiuto alle donne che lavorano. Invece questa proposta complica la vita delle mamme lavoratrici. Non c’è coerenza”.

Claudia De Lillo, mamma di tre bambini di 7 anni, 4 e 5 mesi e animatrice con le sue esilaranti cronache familiari di nonsolomamma.com (908 contatti su Facebook), è ancora più decisa: “Mi sembra una totale follia” afferma. “Oltretutto credo che il progetto non sia attualizzabile per il vincolo dei 200 giorni scolastici e per il fatto che le scuole non possono posticipare troppo la chiusura a causa degli esami. Dal punto di vista didattico, mi sembra un’idea priva di senso. Dal punto di vista turistico, pochissimi, in Italia, potranno farsi le vacanze a settembre dato che la maggior parte delle aziende chiude ad agosto. E’ come se dicessero: se non avete i soldi per una tata, smettete di lavorare, che è una chiara politica del governo in controtendenza con quanto succede nel resto dell’Europa. Inoltre, questa manovra rende più appetibili le scuole private, che spesso garantiscono servizi più elastici. Io da sempre sono a favore della scuola pubblica, ma non posso fare la paladina dei miei principi sulle spalle dei miei figli. A lungo andare, anche i più convinti potrebbero vacillare. Infine, credo che la definizione degli organici scolastici sia in alto mare e questa quindicina di giorni darebbe un po’ di respiro alla macchina burocratica delle nomine. Però una loro comodità non può riversarsi negativamente sulle nostre vite. Quindi, no su tutta la linea”.

Tre mamme impegnate, un’unica opinione. Quindi la scuola intesa come baby-parking? Ma i figli, dicono in molti, non possono essere considerati pacchi. “Per tutti i genitori stare con i figli è un piacere” risponde Patrizia. “Ovvio, quando i ritmi della vita di tutti i giorni lo permettono. Quella dei figli-pacchi mi sembra la solita banalità teorica, come quella del tempo trascorso coi bambini che deve essere di qualità. Tutti noi vorremmo poter realizzare sempre le condizioni migliori, ma poi bisogna fare i conti con i pochi aiuti che vengono dal sociale”. “Non credo che mandare i figli a scuola sia posteggiarli da qualche parte” aggiunge Claudia. “Sono ancora convinta che l’apporto scolastico debba essere qualitativo, non quantitativo. Se vanno a scuola è per imparare, non per riempire il tempo. E poi, ognuno di noi ha un dovere nella società. Quello dei bambini è di andare a scuola”. “La scuola deve essere un luogo di crescita” conclude Jolanda. “Certo che se la scuola si svuota sempre più di contenuti e di impegno, se il doposcuola diventa un semplice lasciar trascorrere il tempo, il discorso non vale più. E’ tutto il contesto che va a scatafascio. Mi toccherà protestare anche per quello!”.

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