Al via il processo di Rignano, mille testimoni per la verità

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Il 27 maggio parte il dibattimento per i presunti abusi sui bambini della scuola Olga Rovere. Innocentisti e colpevolisti sono schierati in una battaglia che si combatte anche online. Violenza o suggestione? Per la sentenza potrebbero volerci anni

di Cristina Bassi

Ti ricordi a chi Patrizia faceva queste cattiverie?
A me e a tutti gli amici miei.
Dove ti facevano le cattiverie?
A scuola, in bagno.
Hai visto con i tuoi occhi fare le cattiverie ai tuoi amici o te lo hanno raccontato?
L´ho visto e l´hanno fatto anche a me.
Mi puoi dire quali sono le cattiverie che hai visto?
La puntura sul pisellino. Nel bagno mi facevano la puntura sul pisellino.
E ti faceva male?
Faceva malissimo perché era con l´ago.
Hai raccontato a qualcuno questa cosa?
A mamma.
Sei stato tu a raccontarla alla mamma o la mamma a te?
Io.
C’era solo Patrizia o anche altre persone?
Anche altre persone.
Com’erano vestite?
Certe volte non avevano niente, e poi avevano i vestiti da diavolo.

Mi portavano nel castello cattivissimo. La strega maligna Patrizia faceva male ai bambini, gli faceva le punture sulla chiappetta. Il castello era nero e ci andavamo con la macchina di Marisa, un’altra strega.
Perché non frequenti più la scuola di Rignano?
Perché è brutta.
E perché è brutta?
Perché ci sono le maestre cattive, me l’ha detto la mamma.
E la mamma che ne sa?
Gliel’ha detto la mamma di un altro bambino.


Benvenuti a Rignano Flaminio, cittadina di 7 mila anime a 40 chilometri da Roma. Giovedì 27 maggio comincia al tribunale di Tivoli un processo che ha spaccato in due prima una comunità, poi l’Italia intera. Innocentisti e colpevolisti sono schierati come in guerra. E le due ipotesi opposte sono altrettanto choccanti: esisteva nella scuola Olga Rovere un gruppo di pedofili che ha rapito e violentato una ventina di bambini di quattro e cinque anni oppure è tutto frutto di una perversa suggestione collettiva? Genitori e presunti mostri sperano che il dibattimento ristabilisca la verità e faccia giustizia. I tempi di sicuro non saranno brevi: l’elenco dei testimoni chiamati da accusa e difesa è arrivato a quota mille. Potrebbero volerci anni. E in un clima tutt’altro che tranquillo, tra insulti, querele, sputi all’udienza preliminare, gomme tagliate, ronde e fiaccolate. Oltre a fiumi di parole scritte da giornali e blogger più o meno schierati. Le famiglie di Rignano hanno fondato un’associazione (l’Agerif) e una delle mamme, Roberta Lerici, ha aperto un blog, bambinicoraggiosi.it. Ragione e giustizia invece sostiene le maestre imputate.

L’accusa è tutta costruita sui racconti delle piccole vittime (da cui sono tratti i brani qui sopra). Testimonianze terribili, che coincidono tra loro in molti punti e fanno i nomi degli imputati. Per il pm, Marco Mansi, i bambini sarebbero stati abusati “sistematicamente e con carattere di abitudinarietà”, drogati, costretti ad assistere o partecipare a giochi sessuali, a scuola e in altri luoghi, torturati e seviziati, legati, picchiati, violentati dai pedofili incappucciati o mascherati, che li minacciavano, se avessero parlato, di fare del male ai loro genitori. I periti della procura stabiliscono che i bambini sono testimoni attendibili e si procede agli incidenti probatori. Anche alcuni genitori “interrogano” i propri figli sugli abusi e videoregistrano tutto. Le perquisizioni, le analisi del Dna, le cimici e le intercettazioni telefoniche non danno riscontri, a febbraio di quest’anno arriva comunque il rinvio a giudizio per i cinque indagati: la bidella Cristina Lunerti, le maestre Silvana Magalotti, Marisa Pucci e Patrizia Del Meglio e il marito di quest’ultima, Gianfranco Scancarello, autore televisivo. Inizialmente era stato indagato anche Kelum Weramuni De Silva, un benzinaio cingalese, poi scagionato. Le accuse sono di violenza sessuale aggravata e di gruppo, corruzione e maltrattamento di minori, sequestro di persona, atti contrari alla pubblica decenza, turpiloquio. Le piccole vittime sarebbero 21, altrettante le famiglie costituitesi parte civile. Tra gli avvocati ci sono anche due “pezzi da 90” del foro, Carlo Taormina, legale di alcune delle famiglie coinvolte, e Franco Coppi, che con Roberto Borgogno difende i coniugi Scancarello.

Le indagini, durate un anno e condotte dai carabinieri di Bracciano, partono nel luglio 2006 dalla denuncia di tre coppie di genitori, che hanno notato strani arrossamenti e piccole escoriazioni ai genitali dei propri figli. Nei mesi successivi si aggiungeranno altre famiglie, che raccolgono sconvolti le accuse dei piccoli testimoni, giudicate veritiere dalla procura. Nell’aprile del 2007 la procura di Tivoli fa arrestare i sei indagati, che finiscono a Rebibbia. Meno di venti giorni dopo il tribunale del riesame e poi la Cassazione dispongono la scarcerazione di tutti i sospettati. Nel luglio 2009 il pm chiede per i cinque indagati rimasti il rinvio a giudizio, che arriva nel febbraio successivo.

Sono proprio le motivazioni della scarcerazione l’asso nella manica delle difese. L’inchiesta viene messa in discussione, si parla di “atteggiamenti prevaricatori” degli adulti sui bambini, di “tenace pressione dei genitori sui minori”, “forte opera di induzione e suggerimento nelle risposte” per quanto riguarda i video casalinghi. Riesame e Cassazione giudicano “il quadro indiziario contraddittorio e insufficiente” a incriminare gli indagati. I genitori si sarebbero quindi influenzati l’un l’altro e avrebbero suggestionato anche i bambini: è la tesi dei difensori. I supremi giudici però aggiungono: “Allo stato delle investigazioni, se vi sono state violenze, ipotesi non scartata dal tribunale del riesame, esse sono state perpetrate con modalità differenti da quelle riferite nelle denunce”. Si ammette che il disagio dei bambini, effettivamente riscontrato dai medici, sia stato causato da violenze. E i legali delle famiglie fanno notare che i giudici non fanno riferimento alla possibilità che tali violenze siano avvenute fuori dall’ambito scolastico. I genitori rifiutano l’etichetta di “visionari” e assicurano: “Se le maestre sono innocenti, buon per loro. A noi interessa la giustizia”.

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