Suicidi in carcere, un ennesimo caso a Reggio Emilia

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Nel capoluogo emiliano il detenuto Aldo Caselli s'è tolto la vita, dopo aver annodato le lenzuola alle sbarre della sua cella per impiccarsi. Dall'inizio dell'anno è la 26esima vicenda di morte volontaria in un istituto penitenziario

S'allunga la lista dei detenuti suicidi a partire dal 1° gennaio 2010. Il 26esimo caso dell'anno s'è verificaro nel carcere di Reggio Emilia, dove il 44enne Aldo Caselli s'è tolto la vita tra le 22.30 e le 23.00 del 19 maggio. Già arrestato altre volte per reati vari, l'uomo era nel penitenziario emiliano da pochi giorni, quando ha deciso di farla finita, annodando le lenzuola alle sbarre della cella per impiccarsi.

In un comunicato Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria), ha sottolineato che l'agente di turno, nella serata del 19 maggio, "è intervenuto prontamente, soccorrendo l'uomo che è stato visitato dai sanitari, ma non c'è stato niente da fare. A quell'ora c'era un solo agente, che controllava due reparti a causa della cronica carenza di personale della polizia penitenziaria". Secondo quanto riportato dallo stesso Durante, a Reggio Emilia su 144 agenti previsti ne sono presenti solo 110, mentre gli internati sono circa 350 a fronte di una capienza di 160 posti detentivi.

Il carcere di Reggio non è nuovo a fatti del genere. Un altro detenuto s'era suicidato il 27 marzo, inalando gas di bombolette da cucina. Nello stesso periodo l'ospedale psichiatrico giudiziario del capoluogo emiliano era stato teatro di due tentativi di suicidio, andati a vuoto grazie all'intervento d'agenti della polizia penitenziaria.

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