Roma, dolore e commozione ai funerali dei due alpini

Avvolti nel tricolore i feretri dei due alpini uccisi vengono portati in spalla da altri militari
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Si sono svolte nella basilica di Santa Maria degli Angeli le esequie solenni di Luigi Pascazio e Massimiliano Ramadù, i due militari italiani uccisi lunedì dallo scoppio di un ordigno. Presenti le più alte cariche dello Stato

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Le foto dell'arrivo delle salme in Italia

Si sono concluse nella basilica di Santa Maria degli Angeli i funerali solenni del sergente maggiore Massimiliano Ramadù e del caporal maggiore scelto Luigi Pascazio, caduti lunedì in un attentato in Afghanistan. Un lungo applauso ha salutato l'uscita dei feretri, avvolti nel Tricolore e portati a spalla ciascuno da sei commilitoni.

Alla cerimonia presenti le massime autorità. Tra queste il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano accompagnato dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa e dal capo di Stato Maggiore della Difesa, Vincenzo Camporini. Oltre al capo dello Stato sono presenti il presidente del Senato Renato Schifani, quello della Camera, Gianfranco Fini, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l'ambasciatore degli Stati Uniti David Thorn, i Ministri, Maroni, Bossi, Brunetta, Prestigiacomo e Fitto, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Letta e il sottosegretario alla protezione civile, Bertolaso.

Ai funerali c'era anche il caporale Gianfranco Scirè, il militare rimasto ferito insieme a Cristina Buonacucina, attualmente ricoverata in Germania, nell'attentato di lunedì.

"Per i nostri giovani militari le missioni di pace sono una questione d'amore per dare dignità e democrazia a chi piange e soffre nelle terre più dimenticate". Sono le parole pronunciate da mons.Vincenzo Pelvi, ordinario militare per l'Italia, nella messa di suffragio per i due alpini. "Amore e pace sono inseparabili - ha ricordato mons.Pelvi - la pace è un effetto dell'amore, deve essere fondata sul senso dell'intangibile dignità umana, sul riconoscimento di un'incancellabile e felice uguaglianza fra gli uomini, su dogma basilare della fraternità umana. La società non è capace di futuro se si dissolve il principio di fraternità".

"Il servizio reso dai nostri figli e dai militari di altre nazioni - ha proseguito l'ordinario - resta un evento scritto per sempre nella storia della pace, un patrimonio che deve irrobustire la coscienza nazionale unitaria degli italiani. Noi siamo un'unica grande famiglia, partecipi dello stesso bene fondamentale: la pace. Questo comporta il coraggio di passare dall'indifferenza all'interessamento per l'altro, dal rifiuto alla sua accoglienza: gli altri non sono concorrenti da cui difenderci, ma fratelli e sorelle con cui essere solidali".


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