Bianchini, il pm: 15 anni per il presunto stupratore seriale

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Il pubblico ministero ha chiesto anche che non sia concessa alcuna attenuante al ragioniere romano 34enne, accusato di aver compiuto tre violenze sessuali, perché “ha agito in maniera lucida” e perché c’è il pericolo di reiterazione di reato

Gli oggetti sequestrati nella casa di Bianchini: LE FOTO
Luca Bianchini, il presunto stupratore seriale: LE FOTO

Quindici anni di reclusione. E' questa la condanna chiesta dal pm per Luca Bianchini, il ragioniere romano di 34 anni, ritenuto essere lo 'stupratore seriale' responsabile di tre violenze compiute tra l'aprile e il luglio dello scorso anno in alcuni box di stabili alla periferia della capitale. Non solo. Per la gravità dei fatti contestati, per il fatto che gli stessi siano stati commessi in maniera 'lucida', e per il pericolo della reiterazione del reato, il pm ha chiesto che non gli sia concessa alcuna attenuante.

E' stata la giornata della requisitoria e degli interventi dei patrocinatori delle parti civili, al processo in corso davanti alla VII sezione del tribunale di Roma. Per prima, a parlare e concludere, è stato il pm Antonella Nespola, con una ricostruzione puntuale dei fatti e l'esame di tutte le prove raccolte. "Bianchini è lo stupratore seriale - ha detto il rappresentante dell'accusa - c'è la presenza di tutti gli elementi-tipo: feticista, possessore di materiale pornografico, ossessionato dal sesso, e altro". E poi: "Tutti e tre gli episodi contestati (risalenti al 2 aprile, al 2 giugno e al 3 luglio 2009) hanno avuto simili profili, l'esito delle analisi ha dato esito positivo, il fatto che Bianchini viene riconosciuto in aula dalle donne stuprate come aspetto ma anche e soprattutto dalla voce".

Elementi 'certi', che uniti all'attività investigativa di tipo logico-interpretativo, e all'esame del Dna che "ha fatto emergere la compatibilità totale tra il profilo di Bianchini e lo stupratore", hanno portato il pm a non avere dubbi, nonostante la sentenza del 1996 che, per un episodio di tentata violenza, vide Bianchini dichiarato non imputabile perché al momento dei fatti non capace d'intendere e volere. "Bianchini oggi è soggetto imputabile - ha detto il pm - non ha scompensi psichici, è ossessionato da pensieri di tipo sessuale".

"E' stata violata la loro integrità, la loro libertà, la loro dignità umana - ha detto il legale di parte civile, Teresa Manente - Bianchini ha sostenuto la sua estraneità sostenendo essere false e falsificate le indagini genetiche compiute. Non si comprende però il motivo per il quale le consulenti avrebbero dovuto manomettere i dati forniti dalle macchine". Per il penalista, c'è un dato incontrovertibile: "Una delle ragazze aggredite ha detto che questa persona è come se l'avesse uccisa dentro; l'altra ha detto di aver vissuto la violenza come uno sfasciamento, una devastazione. Entrambe hanno cambiato il loro modo di vivere. Per questo, Bianchini va condannato duramente".

La richiesta? Centocinquantamila euro di risarcimento per ciascuna delle aggredite, e, in via subordinata, 80mila euro di provvisionale immediatamente esecutiva. Anche per l'avvocato Nicola Sabato, parte civile per il comune di Roma, "è pacifico che ci troviamo di fronte a un unico uomo che ha commesso i tre fatti, e in atti c'è la prova della consapevolezza di Bianchini all'aggressione. E' colpevole; è tre volte colpevole" e deve essere condannato anche a risarcire il comune con 60mila euro da destinare al 'Fondo per le vittime di violenza sessuale'. Prossima udienza, il 14 giugno per l'intervento dei difensori.

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