Inchiesta Bari, pm: giudizio immediato per Tarantini

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L'imprenditore barese è accusato di diversi episodi di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. 'Gianpi', che da tempo collabora con gli inquirenti, è agli arresti domiciliari nella sua casa a due passi da via Veneto, a Roma

La procura di Bari ha chiesto il processo con rito immediato per l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, di 35 anni, accusato di diversi episodi di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. La richiesta di giudizio immediato, che riguarda anche altri cinque indagati, permette alla procura, che ritiene che le prove raccolte siano evidenti, di saltare l'udienza preliminare e di arrivare direttamente a dibattimento.

Le conclusioni dei pm inquirenti, Giuseppe Scelsi, Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis, sono ora all'attenzione del gup che dovrà emettere il decreto di citazione in giudizio che  evita che scadano i termini di custodia cautelare per cinque dei sei indagati.
L'inchiesta riguarda l"estate da sballo' del 2008, in Sardegna, durante la quale Tarantini conobbe il premier Silvio Berlusconi.
Le indagini sulla vicenda delle escort, nella quale Tarantini è indagato per favoreggiamento della prostituzione, sono ancora in corso.

La richiesta di giudizio immediato è a carico di tre pusher  e di tre acquirenti, i cosiddetti 'tre moschettieri'. Questi ultimi sono Tarantini, Alessandro Mannarini e Massimiliano Verdoscia, finiti uno dopo l'altro agli arresti domiciliari, dove si trovano tuttora. Sempre ai domiciliari sono detenuti i presunti pusher Onofrio Spilotros e Stefano Iacovelli, mentre non è mai stato arrestato Nico De Palma, spacciatore di fiducia di Tarantini. Commerciante di abbigliamento barese, Nico è riuscito finora ad evitare l'arresto perché ha confessato ai pm di aver venduto a Tarantini almeno 250 grammi di cocaina.
Secondo l'accusa, Tarantini durante l'estate di due anni fa avrebbe acquistato e ceduto dosi di cocaina ai suoi ospiti durante i coca party organizzati a Giovinazzo (Bari) e in Sardegna dosi di cocaina a suoi ospiti. Mannarini è accusato di aver preso una parte dello stupefacente e di averlo trasportato in Sardegna; Verdoscia di aver acquistato da Iacovelli cocaina e di averla distribuita a suoi amici durante alcune feste; Spilotros di aver venduto a Tarantini droga sintetica tipo 'Md'.
  
Gran parte dei fatti contestati sono stati ammessi negli interrogatori da Tarantini, che da tempo collabora con gli inquirenti. 'Gianpi' è agli arresti dal 18 settembre 2009 nella sua casa a due passi da via Veneto, a Roma, con moglie, figlie e due domestiche. Il suo arresto è legato alla vacanza da sogno in Sardegna durante la quale Gianpi avrebbe sperperato 500.000 euro, anche per acquistare la cocaina sniffata da lui e dai suoi ospiti durante le feste organizzate nella villa che Tarantini aveva affittato per 70.000 euro al mese a Capriccioli, a poca distanza da Villa Certosa.

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