Eternit: a Rubiera si moriva e si dava la colpa al fumo

1' di lettura

"La gente si ammalava, prendeva l'asbestosi e il cancro. Si dava la colpa al fumo, poi si è capito che forse la causa poteva essere quella lì, quella dell'amianto. Ma dai padroni di informazioni non ne abbiamo mai avute". La testimonianza al processo

"Si dava la colpa al fumare, poi si è capito che forse la causa poteva essere quella lì, quella dell'amianto - dice Natale Corradini, 78 anni - La gente si ammalava, prendeva l'asbestosi e il cancro. E non erano mica pochi. Ma dai padroni di informazioni non ne abbiamo mai avute".

Queste le parole che hanno aperto la discussione del caso di Rubiera al maxiprocesso Eternit, in corso al tribunale di Torino.Nella cittadina in provincia di Reggio Emilia la multinazionale del'amianto aveva aperto, nel 1961, una delle filiali italiane, e gli effetti dell'esposizione al minerale hanno provocato, secondo le stime della procura, gravissime patologie - quasi tutte con esito mortale - a una sessantina di lavoratori e residenti.
Corradini ha lavorato a Rubiera dal 1970 al 1987. "Nessuno mi ha mai detto che l'amianto era pericoloso. Ne parlavamo tra di noi. Ma l'azienda non ce lo diceva mica. E bisognava lavorare".

Ennio Lusuaghi, ex collega (più giovane) di Corradini, ha confermato che l'azienda non forniva molte informazioni: "Diceva che l'amianto era inerte e non faceva male. Tra noi operai, naturalmente, se ne parlava. Dal canto mio l'unica cosa che sapevo era che poteva provocare l'asbestosi. ". Poi, sollecitato da un avvocato difensore, ha precisato che un direttore di stabilimento lo avvertì che "quello era un ambiente di lavoro a rischio", senza comunque scendere in dettagli. Sia Corradini che Lusuaghi hanno riferito che ancora nei primi anni Settanta si trattava l'amianto blu, considerato il più pericoloso. "Poi, piano piano, la ditta ha smesso. Qualcuno doveva averglielo detto in un orecchio ...".

La procura di Torino contesta a due imputati, lo svizzero Stephan Schmidheiny e il belga Jean-Marie Louis de Cartier de  Marchienne, il reato di disastro doloso in relazione a oltre 3 mila vittime dell'amianto nelle città italiane in cui erano presenti gli stabilimenti Eternit di cui sono stati responsabili a partire dal 1952 (Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli).

Guarda anche:


Processo Eternit, Cota e Bresso depongono in aula
Torino, al via il processo Eternit
Tutte le notizie sull'Eternit

Leggi tutto