Scandalo appalti, Di Pietro ascoltato da pm fiorentini

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Il leader dell’Idv è stato sentito dalla procura di Firenze nell'ambito dell'inchiesta “Grandi eventi” come persona informata sui fatti. L’ex magistrato non ha voluto rivelare il contenuto del colloquio. Intanto le indagini sulla "cricca" portano allo Ior

L'INCHIESTA SULLE GRANDI OPERE: L'ALBUM FOTOGRAFICO

Il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro è stato ascoltato per circa un'ora in Procura a Firenze come teste dell'accusa dai magistrati che indagano sui cosiddetti Grandi eventi. "Sono orgoglioso di continuare nella mia testimonianza di verità su questioni che possono aiutare la magistratura a fare chiarezza sulle vicende su cui sta indagando", ha detto il leader dell'Idv, ex pm ed ex ministro delle Infrastrutture, che non ha voluto rivelare i contenuti del colloquio.

"Il primo dovere di un teste d'accusa è di mantenere la riservatezza", ha aggiunto. I pm di Firenze mantengono il filone d'inchiesta sugli appalti pubblici che riguarda opere costruite nel capoluogo toscano, mentre la parte che riguarda i preparativi del G8 e i cosiddetti "grandi eventi" è stata trasferita a Perugia.

Dagli atti dell'inchiesta, in cui è indagato per corruzione tra gli altri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, è emersa la controversa vicenda della compravendita di un appartamento nel centro a Roma che ha portato alle dimissioni il ministro alle Attività produttive, Claudio Scajola.

Le dichiarazioni spontanee rese oggi da Antonio Di Pietro ai magistrati di Firenze e Perugia che indagano sugli appalti per i grandi eventi "non c'azzeccano niente"  con le anticipazioni del settimanale “L'Espresso” su una lettera indirizzatagli da alcuni imprenditori quando era ministro delle Infrastrutture. Lo ha precisato lo stesso leader dell'Italia dei  Valori, conversando con i giornalisti a Firenze, a margine di  un'iniziativa del partito.

"Quando ero ministro ho avuto modo di riscontrare che degli imprenditori non ricevevano ruoli, incarichi, appalti e soprattutto pagamenti per il lavoro fatto - ha spiegato Di Pietro ai giornalisti -  Hanno chiesto il mio intervento che ho fatto e per questo mi hanno ringraziato con una lettera. Un intervento per via amministrativa per  ristabilire il diritto leso, evitando che fossero commessi atti indebiti". Il leader Idv ha anche spiegato che le dichiarazioni che ha reso spontaneamente oggi ai pm negli uffici della Procura di  Firenze, in qualità di persona informata sui fatti e teste dell'accusa, riguardano questioni "più consistenti".

Quella menzionata da L'Espresso "è una questione che ho  risolto per via amministrativa, che non ci azzecca niente, come il cavolo a merenda", ha concluso Di Pietro.

"Per la mia conoscenza  storica, nel malaffare italiano non c'è mai stata soluzione di continuità tra prima e seconda Repubblica, anzi, non credo ci siano  prima e seconda Repubblica". Ha aggiunto il leader dell'Italia dei  Valori, Antonio Di Pietro, rispondendo ai giornalisti che gli  chiedevano se ci fossero analogie tra le attuali inchieste sulla  corruzione e l'epoca di Tangentopoli, quando lui era pm a Milano.

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