I legali di Anemone: nessuna ammissione

La lista di Anemone
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I difensori del costruttore smentiscono le notizie apparse sui quotidiani circa la collaborazione con gli inquirenti da parte del loro cliente. La procura di Roma: non conosciamo la cosiddetta 'lista Anemone'

APPALTI PER LE GRANDI OPERE. L'ALBUM FOTOGRAFICO

Diego Anemone, il costruttore protagonista dell'inchiesta di Perugia sugli appalti per i Grandi eventi non avrebbe fatto alcuna ammissione. Nessuna collaborazione con gli inquirenti, hanno sottolineato i suoi difensori a margine dell'udienza davanti al gip del capoluogo umbro per esaminare la richiesta della Procura di commissariare le aziende del costruttore.

Inoltre, la cosiddetta 'lista Anemone' non è mai stata portata a conoscenza della Procura della Repubblica di Roma. E' quanto ha sottolineato  in un comunicato il procuratore Giovanni Ferrara.
Queste, dunque le ultime novità dell'inchiesta appalti.

I legali di Anemone  smentiscono dunque quanto riportato dai quotidiani (guarda la rassegna stampa) secondo i quali il costruttore avrebbe iniziato a fare le prime ammissioni e avrebbe smentito il generale della Guardia di Finanza ora all'Aisi Francesco Pittorru, beneficiario di due case a Roma pagate in parte con gli assegni dell'architetto Angelo Zampolini.
Anemone, sempre secondo indiscrezioni, avrebbe cominciato a parlare con gli investigatori il 5 maggio, il giorno dell'uscita dal carcere di Rieti dove era detenuto dal 10 febbraio scorso

L'udienza sul commissariamento è stata rinviata al 9 giugno prossimo. Intanto i legali hanno depositato il modello organizzativo come prescritto dalla legge ed è stato nominato un comitato di vigilanza.

Col passare delle ore, arriva una pioggia di smentite da parte delle persone presenti nella lista Anemone, l'elenco di 350 persone alle quali il costruttore romano avrebbe fatto lavori, trovato su un computer dell'imprenditore. Primo fra tutti Nicola Mancino che dice di non aver avuto regali.
E prende le distanze anche il capo della polizia Antonio Manganelli che al Secolo XIX, commenta la presenza del suo nome nella lista dell'imprenditore indagato: "Ci sono 390 persone per bene e magari dieci situazioni un po' sospette. Io ritengo di essere sicuramente tra i 390 per bene".

E la politica non sta guardare
. Se da una parte Silvio Berlusconi dichiara chi sbaglia paga, dall'altra Pierluigi Bersani chiede di fare chiarezza. E Cicchitto afferma il suo "no alle liste di proscrizione.
Giovedì, sono scesi in piazza alcuni giovani che hanno messo in atto un sit-in sotto la casa di Scajola, con cartelli "Fai la valigia".

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