Stefano Gugliotta, il padre: "Non vuole né mangiare né bere"

I genitori di Stefano Gugliotta
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"Non ce la faccio più", avrebbe detto ai genitori il 25enne picchiato dalla polizia la sera di Roma-Inter. Farefuturo si chiede: "Perché è ancora a Regina Coeli?"

“Non ce la faccio più. Da oggi non voglio più mangiare né bere”. Stefano Gugliotta , il 25enne picchiato dagli agenti di polizia la sera della finale di Coppa Italia e ora detenuto nel carcere romano di Regina Coeli, si è sfogato così con suo padre. Il giovane, durante i disordini seguiti alla partita Roma-Inter, era stato scambiato per un ultrà. Nel pestaggio, ha raccontato al suo legale, ha perso un dente e riportato una ferita alla testa e contusioni alla schiena. “Siamo arrabbiati – ha spiegato il signor Gugliotta –, non vediamo l’ora che esca. Come fanno a difendere delle persone accusando mio figlio?”.

“Perché questo ragazzo è ancora in carcere? – si chiede la Fondazione Farefuturo, vicina al presidente della Camera Gianfranco Fini, sul suo periodico online – Il silenzio peggiora le cose”. “Poteva anche essere un ultrà – continua l’articolo –, poteva anche essere un delinquente. Non importa, non cambia nulla. La violenza gratuita, il sopruso di chi veste una divisa è semplicemente inaccettabile”.
“C’è un’inchiesta interna che nel giro di pochi giorni arriverà a conclusioni. Se qualcuno ha sbagliato pagherà duramente”, aveva detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni ribadendo il suo no ai “processi sommari”. E Farefuturo attacca: “Se processo sommario c'è stato, è quello che si è consumato la notte del 5 maggio sulla pelle di quel ragazzo”.

Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, dice: “Noi confermiamo la nostra piena solidarietà alle forze di polizia chiamate al difficile compito di svolgere servizio d’ordine pubblico. Ma è indispensabile fare luce sulla vicenda. Bisogna evitare forzature e abusi”. Durante il Question Time a Montecitorio, dopo le 15, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Elio Vito risponderà alle interrogazioni sulla vicenda.

L'intervento del ministro Roberto Maroni

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