Inchiesta G8, Scajola non va dai pm

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L'ex ministro dello Sviluppo economico ha deciso di non presentarsi all'audizione del 14 maggio. Il suo legale: "La Procura di Perugia non è competente". Antonio Di Pietro: "Vuol dire che è indagato"

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Anche se non è indagato, Claudio Scajola aveva dichiarato di voler parlare al più presto con i magistrati, per chiarire la propria posizione nella vicenda della casa al Colosseo che sarebbe stata in parte pagata con assegni non suoi. Ma ora ha cambiato idea. L'ex minisro dello Sviluppo economico infatti non si presenterà all'audizione fissata per il 14 maggio davanti ai pm di Perugia perché, dopo le notizie sull'inchiesta apparse in questi giorni sui giornali verrebbe sentito "in una veste che parrebbe ormai solo formalmente, ma non già sostanzialmente, quella di persona informata sui fatti". Lo afferma, in una nota, l'avvocato Giorgio Perroni, legale di Scajola. Secondo l'avvocato, l'audizione avverrebbe "senza, quindi, il rispetto delle garanzie difensive normativamente previste".

Secondo l'avvocato Perroni, la procura di Perugia è incompetente ad indagare sulla vicenda che coinvolge il suo assistito ed anche questa è una ragione per la quale l'ex ministro non si presenterà a deporre in qualità di persona informata dei fatti. "È mia convinzione - sottolinea infatti l'avvocato - che la Procura della Repubblica di Perugia non sia competente a conoscere di questa vicenda sia perché i fatti sono tutti, pacificamente, avvenuti a Roma, sia perché, in ogni caso, la competenza a giudicare il ministro Scajola sarebbe, eventualmente, di altro organo, ovvero a dire del Tribunale dei ministri".

Il legale, dopo aver sottolineato di essere andato oggi alla Procura di Perugia e di aver avuto un colloquio con i pm titolari dell'indagine, spiega che "questo pomeriggio ho deciso di non far presentare il mio assistito, onorevole Claudio Scajola, all'audizione come persona informata sui fatti fissata per il 14 maggio, dandone comunicazione ai magistrati". Le ragioni di "questa mia personale scelta - aggiunge l'avvocato - vanno rinvenute nella singolare situazione che, a mio avviso, si è venuta a determinare". E spiega: "Ormai da giorni la stampa nazionale riporta quel che viene rappresentato come il contenuto di atti di indagine (testimoniali e documentali) concernenti la compravendita" dell'immobile di via del Fagutale, "di proprietà del ministro Scajola ed oggetto di investigazione da parte della Procura di Perugia. In particolare, secondo quanto riportato dai giornali, le persone sentite hanno riferito che il prezzo dell'immobile fu, per 900 mila euro, pagato con assegni circolari consegnati brevi manu alle venditrici dallo stesso ministro, tratti su un conto corrente intestato all'architetto Zampolini e la cui provvista era riconducibile all'imprenditore Diego Anemone. Più di recente, poi - aggiunge l'avvocato - la stampa ha riferito che la Procura di Perugia sta indagando in ordine a preziosi favori che l'onorevole Scajola avrebbe, precedentemente alla compravendita, elargito a Diego Anemone, facendo esplicito riferimento sia all'appalto concernente il cantiere del centro Sisde di piazza Zama a Roma, sia al rilascio del nulla osta di sicurezza, entrambi cronologicamente collocabili in un periodo in cui l'onorevole Scajola era ministro dell'Interno".

"Alla luce di tali notizie, che si dimostreranno non conformi al vero - sottolinea Parroni - non riesco obiettivamente a comprendere come la Procura di Perugia possa valutare di sentire l'onorevole Scajola nella veste di persona informata sui fatti. Tale posizione, a mio avviso - continua il legale - non è corretta su un piano tecnico processuale e mi determina un comprensibile stato di imbarazzo a consentire che la richiesta audizione avvenga secondo le modalità indicate e senza, quindi, il rispetto delle garanzie difensive normativamente previste''.

"Se Scajola ha deciso di non andare all'audizione con i magistrati di Perugia, vuole dire che è indagato" ha detto  a Otto e Mezzo il leader dell'IdV Antonio di Pietro. E spiega: "Per legge. chi è informato sui fatti è obbligato ad andare dai magistrati, altrimenti i carabinieri lo vengono a prendere a casa. Se invece sei indagato, non andare è un tuo diritto. Non a caso a dirlo è stato il suo avvocato". E conclude: "Non so se ne sia accorto, ma ha dato una notizia".

"In base a quanto so io la posizione del ministro Claudio Scajola non è cambiata": l'avvocato Giorgio Perroni, legale dell'ex ministro, ha commentato così le parole di Antonio Di Pietro sulla decisione di non far presentare il suo assistito ai pm di Perugia che venerdì prossimo dovevano sentirlo come persona informata dei fatti. "Io personalmente - ha ribadito Perroni - ho ritenuto che Scajola non dovesse presentarsi perché ritengo che sulla base delle notizie di stampa lui è soggetto solo formalmente non indagato ma sostanzialmente indagato perché lo accusano di cose non vere che però tali sono riportate".


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