Case della "cricca", spunta un collaboratore di Matteoli

Nella foto l'appartamento di via Emanuele Gianturco a Roma
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Secondo i magistrati Ercole Incalza, capo della struttura tecnica di missione delle Infrastrutture, avrebbe acquistato un appartamento a Roma usando in parte i fondi neri di Diego Anemone. Incalza si difende: io sono tranquillo

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Ci sarebbe il capo della struttura tecnica di missione del Ministero delle Infrastrutture, Ercole Incalza, dietro l'acquisto di un appartamento di via Emanuele Gianturco a Roma, in parte pagato - secondo i magistrati di Perugia che indagano sulla cricca degli appalti - con i fondi neri dell'imprenditore Diego Anemone.
L'abitazione, cinque camere a due passi da piazzale Flaminio, fu acquistata ufficialmente per 390mila euro da tale Alberto Donati il 7 luglio del 2004. Ma secondo gli inquirenti quella casa fu pagata molto di più e a dimostrarlo vi sarebbero i 520mila euro in assegni circolari consegnati lo stesso giorno dall'architetto Angelo Zampolini, collaboratore del costruttore Diego Anemone, a Maurizio De Carolis, la persona che vendette la casa a Donati.
Da quanto ricostruito dalla guardia di Finanza, però, Donati arrivò a De Carolis e Zampolini grazie al padre di sua moglie, Ercole Incalza, attuale capo della struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture, che fa capo al ministro Matteoli, e all'epoca già al dicastero chiamato dall'allora ministro Lunardi. Sarebbe stato Incalza, secondo gli inquirenti, a dire al genero di rivolgersi ad Anemone per trovare una casa. E la notizia viene rilanciata dai maggiori quotidiani italiani (guarda la rassegna stampa).

Ercole Incalza - "E' una vicenda che mi lascia assolutamente tranquillo". Così l'ingegner Ercole Incalza, capo della struttura tecnica di missione del Ministero delle Infrastrutture, ha commentato la notizia del presunto acquisto dell'appartamento di via Emanuele Gianturco. "Se mai sarò chiamato a spiegarla - ha detto ancora Incalza - fornirò tutti i chiarimenti necessari alle autorità competenti".
Alla fine degli anni Novanta, Incalza, come ex amministratore delegato della Tav, venne coinvolto, e poi prosciolto, nell'inchiesta condotta sempre dalla procura di Perugia sulla cosiddetta Tangentopoli due. Un presunto giro di mazzette per l'assegnazione di lavori per grandi opere, in particolare del Gruppo Ferrovie e dell'Eni, che ruotava intorno ala figura del banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia.
"Per Incalza - ha sottolineato l'avvocato difensore Titta Madia - ci sono stati 14 proscioglimenti e mai una condanna. Un vero e proprio record-man".

Analogie col caso Scajola - Molti gli elementi che ritornano, secondo le fonti, e che riflettono quanto già visto sulla vicenda dell'ex ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, travolto dall'affaire della casa con vista Colosseo. Sarebbe infatti nuovamente l'architetto Angelo Zampolini a riciclare il denaro contante in assegni circolari presso la stessa banca, Deutsche Bank, dove è titolare di conto corrente. Anche in questo caso viene acquistato un appartamento al centro di Roma, il cui rogito viene compiuto dinnanzi allo stesso notaio Gianluca Napoleone, mentre il pagamento, come pare sia avvenuto per la casa di Scajola, sarebbe in gran parte in nero.

L'inchiesta - L'inchiesta sugli appalti per le Grandi opere, divisa in tre filoni in mano alle procure di Perugia, Roma e Firenze, vede tra gli altri indagato anche il capo della Protezione civile Guido Bertolaso e ha portato all'arresto di diverse persone tra cui Angelo Balducci, all'epoca dei fatti presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici del Ministero delle Infrastrutture.
Per Balducci e il provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, tuttora in carcere in quanto coinvolti nel troncone fiorentino dell'inchiesta, quello per l'appalto dei lavori della Scuola dei carabinieri di Castello, si aprirà un processo a Firenze il prossimo 15 giugno.
Diego Anemone, invece, è stato scarcerato dopo circa tre mesi di detenzione insieme al funzionario pubblico Mauro della Giovanpaola, per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

In attesa che il tribunale del riesame decida se la competenza a indagare sulla cricca degli appalti debba essere di Perugia o di Roma, i magistrati perugini Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi continuano dunque a scoprire pezzi di un puzzle che è ancora lontano dall'essere definito.
Ed è molto probabile, visto che la decisione del tribunale del riesame non arriverà prima di venerdì, che salti l'interrogatorio dell'ex ministro Claudio Scajola, travolto dall'affaire della casa con vista Colosseo, fissato proprio per il 14.

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