Contro il ddl intercettazioni migliaia di firme in rete

Il logo scelto per l'appello in rete contro il ddl intercettazioni
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Su Facebook e su altri siti in tanti raccolgono l'invito a dire no al provvedimento all'esame del Senato. Rodotà, sostenitore dell'appello ed ex Garante della Privacy: "Disobbedienza civile se passa la legge". E la lista di firmatari continua a crescere

A lanciare la proposta giovedì scorso, durante il congresso nazionale della Cgil a Roma, è stato Stefano Rodotà, studioso del diritto ed ex presidente dell’Authority per la privacy. “Usiamo internet per sollecitare i senatori a ripensarci sul ddl intercettazioni”, aveva detto. E il web ha accolto il suo invito. Contro il provvedimento del governo, ora all’esame del Senato, sono arrivati più di 27 mila no. Da tre giorni, un flusso costante di adesioni sia sul sito www.nobavaglio.it sia sulla pagina Facebook.

“La libertà è partecipazione informata”, è il titolo dell’appello. Che fornisce anche gli indirizzi di posta elettronica dei senatori membri della Commissione Giustizia. “Facciamo sentire la nostra voce”, conclude.

La prima firma è proprio quella di Stefano Rodotà. “È una legge ipocrita – dice in un’intervista ad Articolo 21 –. È un bavaglio che, partito per tutelare la privacy, si è trasformato in uno strumento per cancellare sia il diritto dei giornalisti alla libertà di espressione sia il diritto dei cittadini di ricevere le informazioni necessarie per avere un ruolo attivo nella società. Se il ddl verrà approvato sarà necessaria la disobbedienza civile".

All’appello hanno aderito cittadini, associazioni, comitati. Il Festival Internazionale del Giornalismo, Usigrai, Current Tv, Articolo 21, Unione degli studenti, Partito Pirata, Valigia Blu, ad esempio. E poi Valerio Onida, presidente dell'Associazione dei Costituzionalisti Italiani, insieme ad altri colleghi. E la lista, di ora in ora, continua ad allungarsi.

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