Omicidio Calvi, confermate le assoluzioni in secondo grado

Roberto Calvi
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La corte d’assise d’appello di Roma ha assolto Flavio Carboni, Pippo Calò ed Ernesto Diotallevi, imputati di concorso in omicidio volontario premeditato per la morte dell'ex presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato sotto il Ponte dei Frati Neri

La prima Corte d'assise d'appello di Roma ha confermato l'assoluzione per tre uomini accusati dell'omicidio di Roberto Calvi, il banchiere coinvolto nel crack della Banca Ambrosiana e trovato impiccato a Londra nel 1982.
La Corte ha deciso l'assoluzione del finanziere Flavio Carboni, dell'ex cassiere della mafia Pippo Calò e dell'ex boss della banda della Magliana Ernesto Diotallevi, che nel 2007 erano stati assolti con quella che un tempo era la formula dell'insufficienza di prove.

Il pm Luca Tescaroli, applicato come sostituto procuratore generale in questo dibattimento accanto all'altro rappresentante dell'accusa Luigi Ciampoli, aveva sollecitato la condanna dei tre all'ergastolo. Il magistrato, che in questo processo d'appello aveva ottenuto l'audizione come testimone di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, Vito, è da sempre convinto che Roberto Calvi sia stato ucciso per aver utilizzato soldi non suoi, ma appartenenti all'organizzazione denominata Cosa Nostra e ad altre organizzazioni criminali. Anche in primo grado, Carboni, Calò e Diotallevi, assieme a Silvano Vittor e a Manuela Kleinszig erano stati assolti.

Con queste assoluzioni prosegue uno dei gialli italiani più intricati, rimasto in buona parte ancora insoluto dal 18 giugno 1982. Al centro, il ritrovamento, sotto il Blackfriars Bridge (Ponte dei Frati neri) a Londra, del cadavere d'un impiccato, nelle cui tasche furono rinvenuti dei mattoni e 15mila dollari.

L'uomo era Roberto Calvi, ex presidente del Banco Ambrosiano appena fallito e personalità eminente del mondo della finanza italiana. Per la polizia britannica si trattò di suicidio, ma tale conclusione parve affrettata e incongruente, per più ragioni, alla magistratura italiana. Ebbe inizio così un'inchiesta storica, che mise in luce, a mano a mano, torbidi intrecci tra Ior, P2, Banda della Magliana e, addirittura, mafia, che avrebbe affidato a Calvi ingenti capitali, andati poi persi a seguito del fallimento del Banco Ambrosiano. Il processo cominciò a Roma nel 2005 e vide imputati l'ex cassiere di Cosa Nostra Pippo Calò, l'ex boss della Magliana Ernesto Diotallevi, il faccendiere Flavio Carboni e Silvano Victor. Due anni dopo furono tutti assolti per insufficienza di prove, ma il processo è ripreso in appello.

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