L'italiano scientifico? Chiedilo a Dante

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Catalizzare, denso, filmare, malleabile, tossico, percentuale: in un saggio pubblicato da Longanesi, Gianni Fochi ha raccolto tutti gli abusi e le frasi fatte che usiamo ogni giorno e che invece non dovremmo utilizzare. Leggine un estratto

di Gianni Fochi

Catalizzare. Un verbo ormai molto usato, soprattutto da chi crede d’apparire, sfoggiandolo, una persona di cultura, è catalizzare. All’inizio l’hanno diffuso i giornalisti sportivi e quelli del settore leggero, dicendoci che il tal campione o la tal top model hanno catalizzato l’attenzione del pubblico. E' un verbo preso pari pari dal gergo chimico, dove però ha un significato ben diverso e fra l’altro chiaro e semplice: significa aumentare la velocità d’una reazione.
In una parola: accelerare. Si può accelerare l’attenzione del pubblico? Chiaramente no: la si può suscitare, richiamare, attrarre; ed ecco quindi una buona scelta fra verbi appropriati all’idea che si vorrebbe esprimere, e fra l’altro non oltraggiosi nei confronti della bellezza del nostro idioma.
Per chi ne avesse la curiosità, il sostantivo catàlisi, da cui appunto derivano catalizzare e catalizzatore, fu coniato nel 1836 dallo svedese Jons Jacob Berzelius secondo il greco katà (giù) e lysis (scioglimento), perché le prime reazioni in cui era stato riscontrato un effetto catalitico (cioè un aumento di velocità in presenza di qualcosa che alla fine si ritrovava inalterato) erano soprattutto di dissolvimento, nel senso di rottura, di trasformazione in sostanze dalle molecole più piccole (v. molecola).
Un esempio l’aveva fornito addirittura Goethe: il poeta era infatti un grande amante della chimica. Ai suoi tempi le barbabietole non erano ancora usate negli zuccherifici; quando lo zucchero di canna non potè più raggiungere l’Europa a causa della reazione inglese al blocco continentale imposto da Napoleone, Goethe volle applicare un processo messo a punto da Johann Wolfgang Dobereiner, secondo titolare di quella cattedra di chimica che lo stesso Goethe, consigliere del duca di Weimar, aveva fatto istituire nel 1789 a Jena, vincendo le fortissime resistenze dei professori di medicina; costoro erano infatti interessati a mantenere quella disciplina come parte secondaria dei loro corsi, ma dovettero cedere. Il genio di Francoforte fece costruire uno stabilimento, con mezzi finanziari statali e suoi propri, e volle assumersi anche il ruolo di propagandista: forniva dimostrazioni pubbliche bollendo l’amido con acido in un vaso di coccio.
L’acido era appunto il catalizzatore: senza di esso, la rottura delle macromolecole d’amido sarebbe stata infinitamente lenta, tanto da non avvenire affatto, e le loro unità costituenti non si sarebbero mai liberate sotto forma di glucosio. Ancora Dobereiner e Goethe per un altro esempio di reazione catalizzata. Il chimico inventò l’accendisigari, che funzionava a idrogeno. Mescolandosi all’aria, questo gas alla temperatura ambiente non reagisce: ci vuole un innesco (un fiammifero acceso o una scintilla; insomma, un forte riscaldamento, anche solo limitato a un puntolino del volume occupato dalla miscela potenzialmente reattiva). Eppure l’apparecchietto di Dobereiner produceva spontaneamente una fiamma, perché la miscela idrogeno-aria si formava attorno a un filo di platino.
Questo metallo accelerava (catalizzava) l’ossidazione dell’idrogeno, con formazione di vapor d’acqua e sviluppo di calore; grazie al platino la reazione era tanto veloce, che il calore non faceva a tempo a disperdersi nell’ambiente. Sicché la miscela idrogeno-aria si surriscaldava, cioè produceva una fiammella. Goethe consigliò a Dobereiner di brevettare la sua invenzione, ma il chimico non ritenne importante dargli retta, salvo pentirsene ben presto: l’accendisigari, in assenza di protezione brevettuale, venne copiato dagli artigiani e andò ben presto a ruba.

Percentuale. «Zanzare, dal 2007 sono diminuite del 193%»: era nel 2009 il titolo d’un articolo nel notiziario d’un importante comune cronicamente assillato da quegl’insetti fastidiosi. Anche prima dell’arrivo delle cosiddette tigri, il suo territorio dalle molte risaie aveva favorito il loro crescere e moltiplicarsi.
Il calo, pur strabiliante, non è tuttavia un record, perché nel 2001 un noto uomo politico disse che gli sbarchi di clandestini in Italia erano diminuiti del 247 per cento. Ancora poca cosa, però, rispetto al più diffuso quotidiano nazionale, che verso l’inizio del 2007, parlando di vino, scrisse (testuale): «Crisi che toccò il fondo nel 1991, quando le esportazioni italiane si erano ridotte a soli 701.000 ettolitri (con una riduzione del 708%)».
Chiaramente in affermazioni del genere il pensiero s’è – diciamo – aggrovigliato, arrivando a risultati palesemente assurdi pur partendo da presupposti che si possono immaginare corretti: nel 2007 la popolazione di zanzare, dedotta per campionamento dal numero di catture fatte secondo un certo protocollo, sarà forse stata il 193 per cento rispetto al dato del 2009; era cioè superiore del 93 per cento, prendendo come cento per cento il valore più recente dei due. E così anche per gli altri due esempi.
Nei calcoli non possiamo fare banalmente il viceversa, perché la matematica ha regole di cui non possiamo infischiarci, altrimenti l’idea originaria, di per sé giusta, si corrompe. Nel caso delle zanzare, se la nostra ipotesi corrisponde a verità, si deve dire che nel 2009 erano pari al valore del 2007 moltiplicato per 100 e diviso per 193: erano scese insomma a circa il 52 per cento, diminuendo dunque in percentuale di 48 punti e non di 193.
Del resto, in parole povere, quando un qualcosa diminuisce del cento per cento è già annullato. O dobbiamo immaginare che in quel comune le zanzare fossero sparite del tutto e, per di più, fossero nate molte « antizanzare », zanzare negative, un po’ come, in fisica nucleare, gli antiprotoni rispetto ai protoni? Una sorta, insomma, di zanzare in rosso sul bilancio ambientale, pronte a far sparire altrettanti individui di quelle specie moleste? Se così fosse, quel comune avrebbe molto da insegnare a gran parte del mondo.
Longanesi & C. ©2010 – Milano Gruppo editoriale Mauri Spagnol

Tratto da Gianni Fochi, Fischi per fiaschi nell'italiano scientifico, Longanesi, pp.124, euro 12

Gianni Fochi, chimico della Scuola Normale Superiore di Pisa, è autore di manuali universitari e ha fatto ricerca in laboratori accademici e industriali in Italia e all’estero. Da molti anni è anche giornalista scientifico, vincitore di premi come il «Voltolino» e il «Pirelli INTERNETional Award» e suo è Il segreto della chimica, che ha riscosso un largo consenso di pubblico e di critica. Coordina la produzione di video su temi scientifici e tecnologici.

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