Caso Pasolini, un teste: "So chi riparò l'auto del delitto"

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Presentato alla Casa del Cinema di Roma il filmato realizzato nel 1975 da Sergio Citti all'Idroscalo di Ostia. Al termine uno "dei ragazzi di vita" ha rilasciato dichiarazioni shock, che potrebbero segnare una svolta nella nuova inchiesta sull'omicidio

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Documento importante ma troppo a lungo sottovalutato, il filmato di Sergio Citti sull'omicidio di Pier Paolo Pasolini è stato presentato al pubblico ministero Francesco Minisci della procura di Roma, che è il titolare della nuova inchiesta sulla morte dello scrittore. A renderlo noto il senatore Guido Calvi, storico legale di parte civile per l'omicidio Pasolini, che con Gianni Borgna e l'assessore alla Cultura del comune di Roma ha presentato il video, nella mattinata del 4 maggio, alla Casa del Cinema. Il filmato fu realizzato da Citti nel 1975 all'Idroscalo a pochi giorni dalla tragica notte del 1° novembre e ne ricostruisce le varie scene, così come erano state raccontate all'attore da un pescatore di Ostia. Con le storiche immagini senza audio ne è stato trasmesso anche il commento, che lo stesso Citti rilasciò in un'intervista del 14 luglio del 2005, condotta da Guido Calvi. Il secondo documento Citti, che sarebbe morto di lì a poco, mette in discussione la verità ufficiale di Pino Pelosi. "In base a quello che mi ha detto il pescatore, c'erano due macchine, non una; - spiega in video - e oltre quattro persone che hanno iniziato a picchiare Pasolini". Poi aggiunge: "Non credo che sia stata la macchina di Pasolini a investirlo, ma l'altra". Poi il filmato inquadra una rete e Citti spiega: "E' il punto dove Pasolini è stato picchiato; poi il pescatore non lo ha visto piu".

E ad avvalorare la tesi d'una seconda vettura è giunta, in mattinata, la dichiarazione skock del 67enne Silvio Parrello davanti alla platea della Casa del Cinema. L'uomo ha detto: "La macchina che uccise Pasolini, che non era quella di Pasolini, fu portata sporca di fango e sangue da un carrozziere sulla Portuense che la rifiutò; poi da un altro che la riparò. I carrozzieri sono entrambi viventi". Quindi, con una certa commozione, ha aggiunto: "Sono uno dei ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini e sono l'unico intellettuale uscito dal gruppo. Sono scrittore e poeta; ho indagato per passione e per riconoscenza alla mamma di Pasolini. Un mese fa circa sono stato sentito dal giudice e a lui ho fatto il nome della persona, che portò a riparare la macchina e che ora è agli atti".

A conclusione dell'evento il senatore Calvi ha auspicato "che nell'inchiesta si faccia qualche passo avanti. Questo è doveroso per il nostro Paese. La politica recentemente s'è mostrata molto più seria e attenta, anche perché lo Stato italiano ha un dovere nei confronti di Pasolini". L'assessore Croppi, invece, ha ribadito l'impegno del comune di Roma a sentirsi parte offesa nell'omicidio dello scrittore friulano.

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