Scajola: "Non farò come nel caso Biagi"

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Il ministro dello Sviluppo Economico si difende dalle accuse sul presunto coinvolgimento nell'inchiesta di Perugia sugli appalti per i Grandi eventi. Intervenendo con diverse interviste sui quotidiani italiani ribadisce: "Non ho mai preso un centesimo"

"In questa occasione non faccio come nel caso di Biagi, non me ne vado. Altrimenti sembra che mi hanno beccato con il sorcio in bocca. Io non ho colpe e non faccio decidere da una campagna mediatica il ruolo che devo svolgere come ministro della repubblica. Non scappo". Lo dice Claudio Scajola in una intervista pubblicata sul Giornale.

Il ministro racconta la sua verità. E lo fa concedendo interviste a diversi quotidiani. Da Repubblica a Il Giornale, passando per il Riformista per ribadire ldi non aver mai "preseo un centesimo". 

"Non ho alcun problema a raccontarle la verità ed è molto semplice, sono assolutamente certo che nessuno può aver detto questo, perché non è vero" dichiara Scajola riferendosi alle testimonianze secondo le quali gli sarebbero stati forniti 900mila euro, frazionati in 80 assegni, per un comprare una casa a Roma. "Sin d'ora - aggiunge - sono pronto a un faccia faccia con chiunque insistesse con questa tesi e sono certo che verrebbe confermata la verità che sto dicendo. Alla stesura del rogito ho pagato la somma pattuita pari a 610mila euro con mutuo acceso con il Banco di napoli".

"Nessuno mi accusa di nulla - continua nell'intervista al Giornale - perché io non sono indagato". "So che c'è un'inchiesta in corso. Le uniche cose che so sono solo quello che leggo sui giornali e che mi riguardano". "Io non posso credere che una vicenda giudiziaria sia basata sul nulla - continua - Dovranno valutare magistrati competenti e se ci sono responsabilità e sanzionarle. Per quanto mi riguarda, ho la coscienza a posto". Scajola aggiunge di non "avercela con i giornali", ma "con chi ha fatto trapelare notizie violando le leggi, alzando un polverone che alimenta un processo pubblico senza possibilità di difesa. Certo è che se i giornalisti seguissero anche essi le regole e verificassero meglio il nostro paese sarebbe migliore. Ho anche letto che la casa era di mia figlia. Ho letto tutto e di più. Io credo che i processi si debbano fare nelle aule giudiziarie e non sui media. E che comunque si debbano fare nei confronti degli indagati non nei confronti dei testimoni". Alla domanda se lui figuri nella vicenda come testimone, Scajola rispoonde "Siì, non sono indagato. Il pm ha chiesto di sentirmi come persona informata dei fatti, e ho proposto al giudice un incontro a breve compatibilmente con i miei impegni di governo".

"Con grande piacere - continua riferendosi alle reazione alle notizie che lo riguardano - ho avuto una partecipazione solidale e vastissima alla mia sofferenza, che un pò mi rincuora. Qualcuno si è accorto che da due anni svolgo il ruolo di ministro dello Sviluppo economico facendo qualcosa di buono per il mio paese". Anche l'opposizione, conclude, "mi pare abbia avuto una posizione molto responsabile e da alcuni singoli mi sono arrivate telefonate di solidarietà che mi hanno fatto piacere".


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