La mamma di Chiara consegna il ricorso contro Stasi

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I genitori della giovane uccisa a Garlasco il 13 agosto del 2007 hanno depositato le motivazioni del ricorso contro la sentenza del giudice del tribunale di Vigevano che il 17 dicembre ha assolto Alberto Stasi dall'accusa di omicidio

E' stata depositata stamattina dalla parte civilee la richiesta di ricorso contro l'assoluzione di Alberto Stasi. Lo hanno fatto di persona i genitori di Chiara. La mamma e il papà della giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco, accompagnati dall'avvocato Gian luigi Tizzoni, hanno varcato l'ingresso del Tribunale di Vigevano e depositato la richiesta di ricorso in appello contro Alberto, assolto in primo grado dall'accusa di aver ucciso la fidanzata. 

Un gesto 'dimostrativo' perché da tempo, i genitori della 26enne hanno smesso di credere alle parole di Alberto e sono pronti a continuare la battaglia giudiziaria per sapere chi ha ucciso loro figlia. Secondo la parte civile infatti nelle motivazioni, con le quali il 17 dicembre scorso il gup di Vigevano Stefano Vitelli ha assolto Stasi, emergono delle contraddizioni.

Nella sua richiesta Gian Luigi Tizzoni, il legale della famiglia Poggi, scrive che Vitelli "è stato forse pesantemente ispirato da un eccesso di protezione dei diritti dell'imputato che ha finito per calpestare i diritti della vittima e dei suoi familiari". Insomma, ha agito da "supergarantista".

Per quanto riguarda gli indizi, secondo la parte civile ve ne sarebbero molti più dei due valutati come "certi" dal giudice, ossia la presenza del dna di Chiara Poggi su almeno uno dei due pedali della bicicletta bordeaux in uso a Stasi e l'impronta digitale del ragazzo sul dispenser del sapone liquido ubicato nel bagno dell'abitazione dei Poggi". Tra questi, "la circostanza che Stasi abbia mentito più volte, su molteplici aspetti, in particolare con riguardo al racconto del ritrovamento del corpo di Chiara Poggi,le modalità relative alla telefonata effettuata al 118 da parte del predetto, la circostanza, avvalorata dai periti, che le scarpe di Stasi si sarebbero dovute necessariamente imbrattare con materia ematica nell'effettuare l'attraversamento della scena del crimine essendo sostanzialmente impossibile qualsiasi percorso alternativo".

Altro punto contestato è quello dell'alibi. La parte civile ritiene che "non è stata raggiunta come ragionevolmente certa la prova dell'alibi fornito da Stasi (ndr l'aver lavorato alla tesi a casa sua sul pc) circa la fascia oraria anteriore alle 9.35 e posteriore alle 12.20". C'è, per Tizzoni, solo il "riscontro della presenza dell'imputato presso la di lui abitazione solo dopo le 9.35, ossia 23 minuti dopo l'aggressione subita da Chiara Poggi". "Non vi è nessuna prova - scrive Tizzoni - circa l'alibi, ma, al più, vi è semmai un'asserita problematicità sui tempi necessari per compiere il delitto, con riferimento alla fascia oraria in cui lo stesso è avvenuto". Altro 'nodo' affrontato nei motivi d'appello è quello della bicicletta. Per Tizzoni il velocipede nero da donna nella disponibilità di Stasi, mai sequestrato, è "decisamente compatibile con la macrodescrizione fornita da due testimoni" vicini di casa.

Viene poi offerta dalla parte civile una lettura diversa da quella data dal gup ad alcuni comportamenti di Stasi. In particolare, si riporta un grafico redatto da un consulente da cui si evince che il giorno del delitto Stasi avrebbe salvato più volte la tesi senza scrivere materiale nuovo solo per "coprire" una buona parte della mattinata con detta fittizia attività". In base a questa ricostruzione, Chiara è stata uccisa da Stasi, arrivato in bicicletta, subito dopo le 9 e 12, ora in cui la ragazza disattiva l'allarme di casa sua.

Anche alla luce di queste considerazioni, Tizzoni chiede la rinnovazione del dibattimento e, tra l'altro, "la richiesta di acquisire la bicicletta nera da donna in uso, all'epoca dei fatti a Stasi e la richiesta di procedere ai rilevamenti sperimentali circa la camminata di Alberto tenendo conto anche dei gradini che conducono al vano cantina, dal medesimo utilizzati nel momento della scoperta del corpo di Chiara Poggi". Oltre ai nuovi esami sul capello biondo trovato nella mano di Chiara e sulle unghie della ragazza, reperti conservati rispettivamente presso i Ris di Parma e nell'Istituto di Medicina Legale di Pavia. Oggi, è stato depositato anche l'appello da parte della Procura di Vigevano. Entro dieci giorni, anche la Procura Generale di Milano, città in cui si svolgerà il secondo grado, potrebbe aggiungere suoi autonomi motivi d'appello.


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