Condannati i vertici Fincantieri per i morti di amianto

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Carcere e risarcimenti milionari a carico di tre dirigenti, per omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime. I parenti delle vittime: "Dei soldi non ci importa nulla, ma abbiamo avuto giustizia".

Condannati i dirigenti di Fincantieri che lasciarono morire i loro dipendenti di amianto. Il giudice di Palermo, Gianfranco Criscione, ha riconosciuto tre ex dirigenti dei Cantieri navali di Palermo, Luciano Lemetti, Giuseppe Cortesi e Antonio Cipponeri, colpevoli di omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime. Al centro del processo, la morte di 37 operai e le malattie causate ad altri 24 dipendenti dall’inalazione di fibre di amianto.

Nel processo di primo grado in cui 50 persone, tra operai e parenti dei lavoratori deceduti, si sono costituiti parte civile, i pm Carlo Marzella e Emanuele Ravaglioli avevano chiesto 23 anni complessivi di carcere per aver lasciato che gli operai continuassero a respirare per anni sostanze altamente cancerogene. Il giudice Criscione ha riconosciuto le responsabilità dei tre per omicidio colposo plurimo e lesioni gravissime e condannato Lemetti a 7 anni e 6 mesi di reclusione, Cortesi a 6 anni e Cipponeri a 3 anni (a ciascuno sono stati condonati 3 anni di pena). Inoltre ha stabilito a carico degli imputati risarcimenti milionari in favore dell'Inail, della Camera del Lavoro, di Legambiente e della Fiom. Infine, ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno alle parti civili costituite, rinviando la quantificazione del danno al giudice civile ma condannando, comunque, gli imputati a dare provvisionali immediatamente esecutive per centinaia di migliaia di euro. Le accuse per lesioni a carico di altri due altri imputati, Giuseppe Scrima e Salvatore Grignano, responsabili di due cooperative che lavorano ai Cantieri navali di Palermo, sono state prescritte.

Alla lettura della sentenza erano presenti alcuni dei familiari e dei colleghi delle vittime, tutte decedute per mesotelioma pleurico e asbestosi, malattie provocate dall'inalazione attraverso le vie respiratorie di fibre d’amianto. "Siamo contenti, non per il risarcimento del danno: dei soldi non ci importa nulla. Ma con la condanna al carcere degli ex dirigenti di Fincantieri mio padre ora ha avuto giustizia. Speriamo solo che serva per il futuro", ha detto Anna Maria Arcoleo, una degli otto figli di Michele, operaio nei cantieri palermitani. "Mio padre - ha aggiunto - ci diceva che lavoravano senza nessuna precauzione e che temeva che non ne sarebbe uscito vivo". Soddisfatto anche l'avvocato della famiglia Arcoleo, Fabio Lanfranca: "Questa sentenza - dice - riconosce che i dirigenti della Fincantieri non hanno tutelato gli operai utilizzando per anni un materiale a basso costo come l'amianto, pur sapendo che era pericoloso per la salute, fin quando la legge glielo ha di fatto impedito".

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