Aerei a terra? Tutti in piedi sul Frecciarossa

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L’aeroporto “chiuso per il vulcano”, le difficoltà di trovare un biglietto del treno, il caos in stazione, l’assalto ai ferrovieri. Cronaca di un viaggio Roma a Milano all’ombra della nube di cenere

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di Chiara Ribichini

“Queste saranno nuvole normali?”. Roma, Stazione Termini, treno Frecciarossa per Milano centrale AV 9518. Una signora 60enne osserva il cielo dal finestrino. E’ salita a Napoli e ha deciso di viaggiare in treno “perché il volo era troppo presto e non volevo alzarmi all’alba”. Io no. Io avevo scelto l’aereo per lasciare Roma e arrivare a Bergamo Orio al Serio alle 8, giusto in tempo per passare a casa, fare una doccia ed essere a lavoro a Milano alle 12. Ma sono rimasta a terra per la nube di cenere che dall’Islanda avanza verso sud, paralizzando da giorni il traffico aereo europeo e ora anche quello italiano. E non solo sola. Basta guardare i bagagli delle persone che salgono sul Frecciarossa per rendersene conto: qua e là svolazzano i tagliandini con la scritta “Fiumicino aeroporto” e il logo della compagnia aerea. Alcune valigie sono incellofanate.
Siamo l’esercito degli appiedati. Molti ancora alla disperata ricerca di un biglietto del treno. Io, fortunatamente, sono riuscita a trovare un posto ieri sera, non appena ho saputo che il mio aereo non sarebbe mai partito.

“Aeroporto di Bergamo chiuso per il vulcano!” è il testo dell’sms che i miei genitori mi inviano venerdì alle 19.03. In realtà si tratta ancora di un’ipotesi. Ma inizia una serata alla ricerca di informazioni in tv e in rete, di ansie e dubbi sul da farsi. Poi, poco prima delle 23, la conferma: l’Enac ha deciso di chiudere tutti gli aeroporti del Nord almeno fino alle 14. Non si vola dunque. L’unica rotta per Milano corre sui binari. Posto permettendo.
Sul sito di Trenitalia provo tutte le soluzioni, intercity compresi, ipotizzando anche di prendere un Frecciargento per Brescia e chiedere a qualcuno di venirmi a prendere. Ma il primo pallino verde, che indica la disponibilità di un posto, si accende sul Frecciarossa che parte da Roma alle 11.15. Impossibile essere a lavoro alle 12. Telefono ai colleghi anche se è sera tardi, chiedo un cambio turno. Si può fare: acquisto il biglietto.

Il rimborso del biglietto aereo probabilmente non arriverà. Neanche gli 89 euro extra per il biglietto del treno. Ma in fondo sono stata fortunata, come mi dice il ferroviere dello sportello di assitenza sul binario 7 della Stazione Termini, da dove parte il mio treno. “Non ci sono più posti da stamattina, stiamo vendendo posti in piedi. Eppure abbiamo potenziato i collegamenti”, mi assicura. Ed eccoli i passeggeri senza posto. “Avevamo un volo da Cagliari a Milano. Ci hanno dirottato su Roma. Stessa compagnia senza nessuna spesa aggiuntiva – mi dice una signora che sale sul treno davanti a me - Peccato che ora da qui a Milano sono affari nostri. Prendiamo il treno, non c’è posto ma ci fanno salire lo stesso. Ci fanno un favore”. Già, un favore che costa 89 euro a persona.

Sono tantissime le persone che comprano un “posto in piedi”. Trenitalia ha però deciso in via eccezionale di non applicare il sovrapprezzo che solitamente paga chi fa il biglietto direttamente sul treno, come mi spiega il capotreno. Lo incontro nella carrozza ristorante mentre fa il biglietto a un gruppo di ragazzi tedeschi diretti a Milano in cerca di un treno per la Germania. Si asciuga il sudore. E’ stanco, corre da una carrozza all’altra per dare supporto a chi sale senza il biglietto. Un percorso a ostacoli, il suo. Mai visti così tanti bagagli su un treno. Sono ovunque, sui gradini, nello spazio tra una vettura e l’altra. C’è gente in piedi, seduta per terra, c’è chi offre il proprio posto a signore anziane rimaste in piedi. Ma tutti parlano di lei: la nube di cenere.

Il treno arriva in orario. Appena scesa raggiungo il capotreno per farmi rilasciare la ricevuta del mio ticketless. “Non ce l’ho fatta a passare in tutte le carrozze” mi spiega. Poi, si gira verso la sua collega: “Prendiamo il sottopassaggio altrimenti non ci fanno più uscire”. La gente è ovunque sul binario e i ferrovieri sono presi d’assalto dai passeggeri che chiedono informazioni. Non si riesce a passare. Tutti gli occhi sono rivolti in alto, al tabellone su cui compaiono gli orari di arrivi e partenze. “Fino al 20 aprile non c’è nessun posto per tutte le destinazioni europee” avvisa l’altoparlante.
Incontro una coppia di ragazzi seduti sulle loro valigie che aspettano di salire sul Frecciarossa per Roma. Sono in viaggio di nozze. Sarebbero dovuti partire stamattina per la Polinesia via Francoforte: volo cancellato. Ma sono riusciti a trovare un biglietto del treno per Roma, un albergo vicino a Fiumicino e un nuovo volo per New York. Una soluzione inseguita senza l’aiuto dell’agenzia. Un miracolo, dicono, ma gli costa altri 1500 euro. E il viaggio, per loro come per molti, deve ancora iniziare.

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