Cucchi, i periti: Stefano è morto per i traumi riportati

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Stefano Cucchi è deceduto per le conseguenze delle fratture non per abbandono. Lo affermano i periti chiamati dalla famiglia a far luce sulla morte del giovane avvenuta il 22 ottobre. Ilaria: mio fratello è morto pensando che lo avevamo abbandonato

Stefano Cucchi "era sano, senza patologie rilevabili, togliamo di mezzo queste nebbie. Il trauma non è distaccabile dalla morte: è morto per conseguenze del trauma, non per abbandono. C'è anche quello ma non basta". La morte di Stefano "è addebitabile ad un quadro di edema polmonare acuto da insufficienza cardiaca in soggetto con bradicardia giunzionale intimamente correlata all'evento traumatico occorso ed alla immobilizzazione susseguente al trauma". Sono le conclusioni a cui è giunto il collegio di periti di parte civile incaricati dalla famiglia Cucchi di fare luce sul decesso del trentenne, avvenuto lo scorso 22 ottobre, all'ospedale Pertini di Roma, ad una settimana dal suo arresto per droga.
Secondo le risultanze dei verbali degli ospedali in cui Cucchi è stato visitato il 16 ottobre 2009, ed in particolare quello del Fatebenefratelli, emergerebbe, secondo le conclusioni del collegio peritale, che le lesioni sarebbero avvenute tra le ore 13 e le ore 14 dello stesso 16 ottobre.
"Era comunque un ragazzo gracile - hanno proseguito i periti - andava seguito. Non sarebbe morto senza quei traumi" ma, ha puntualizzato uno di loro, Vittorio Fineschi, "se trattato adeguatamente si sarebbe evitato il decesso".

Stefano, è stato spiegato stamattina, pesava 52 chili al suo ingresso e 37 al decesso su una statura di un metro e 68. Nel corso della presentazione della perizia è stato rilevato inoltre come la vescica del cadavere contenesse 1,4 litri di acqua, contro una capienza regolare di 3-400.
"Il 17 ottobre 2009 - si legge nella relazione a 24 ore dal trauma - il Cucchi presenta una vescica neurologica con la necessità di posizionare un catetere per il presunto danno alle radici nervose tipico delle evoluzioni dei soggetti con frattura di L3 e prima coccigea”. All'accesso il 17 ottobre all'ospedale Pertini, Stefano Cucchi presentava un battito cardiaco di 49 battiti al minuto, a fronte di un battito normale di 60-90 battiti al minuto.

"Quello che fa più male oggi è apprendere ulteriormente quanto Stefano debba aver sofferto, quanto siano stati difficili i suoi ultimi giorni e quanto sia stato abbandonato. Ma soprattutto, e questo lo dico con grande dolore, che Stefano p morto pensando che noi lo avevamo abbandonato". Lo ha detto Ilaria, la sorella di Stefano Cucchi. "Noi avanti con le nostre perizie - ha affermato la donna - Ciò che ci è stato detto dai nostri consulenti mi sembrano verità incontestabili dal punto di vista scientifico"

Riguardo alla condotta dei sanitari della struttura protetta dell'ospedale Sandro Pertini, i periti di parte sostengono che il loro operato "merita di essere stigmatizzato". "Tale condotta - si legge nella relazione - appare viziata da gravi elementi di negligenza, imperizia e imprudenza, tanto nelle fasi diagnostiche quanto nelle più elementari regole di accortezza del monitoraggio clinico e strumentale. Le gravissime omissioni dei profili di assistenza che emergono - prosegue la relazione - sono ancora più censurabili alla luce dell'atteggiamento di rifiuto parziale di acqua e cibo da parte del Cucchi, rifiuto che avrebbe dovuto semmai, a maggior ragione, indurre i sanitari a un più scrupoloso atteggiamento di guardia e di sorveglianza in relazione alla criticità della patologia di base".

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