Olbia, duplice omicidio per un affitto pagato in ritardo

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Sarebbe un macellaio di 69 anni, Nino Cherchi, con precedenti penali, l’assassino dei due cittadini di origini albanesi nella cittadina sarda. Secondo le prime indiscrezioni il commerciante avrebbe sparato per un mancato pagamento della pigione

E' un ex macellaio di Orune (Nu),  Nino Cherchi, di 69 anni, il presunto assassino dei due albanesi  uccisi ad Olbia, episodio in cui è rimasta ferita anche una donna albanese. L'uomo, ex figura di spicco del banditismo  sardo, fu graziato dal presidente della Repubblica Sandro Pertini nel 1979, è stato arrestato dai carabinieri di Olbia, coordinati dal  capitano Alessandro Dominici, dopo il fermo avvenuto pochi minuti dopo l'episodio. Il magistrato di Tempio Pausania che conduce l'inchiesta,  Riccardo Rossi, avrebbe convalidato il fermo. Il caso sembra ormai  chiuso, anche se restano da chiarire alcuni aspetti del movente, che  comunque sembra sia dovuto al mancato pagamento dell'affitto della  casa dove vivevano gli albanesi, di proprietà del Cherchi.
      
Cherchi, dopo aver ucciso i due albanesi, avrebbe chiamato i carabinieri autodenunciandosi. Secondo la prima ricostruzione dei  fatti, Cherchi, esasperato dai continui litigi con la famiglia di  albanesi per il mancato pagamento dell'affitto, avrebbe fatto fuoco con una pistola 7,65 sui due uomini centrandoli con precisione con due colpi al capo. La donna si è salvata perché si sarebbe buttata sotto un mobile, ma nonostante ciò è stata colpita da tre proiettili al  torace. In tutto Cherchi avrebbe sparato 7 colpi, andati tutti a  segno.
      
Le vittime sono Peca Gazmen, di 30 anni, e Kasem Memay, 32. La  donna ferita è Ariana Zelo, di 31. Illeso un bimbo di 5 mesi figlio  della donna, compagna di Peca Gazmen. Il presunto omicida aveva  trascorso in carcere 11 anni per diversi episodi di violenza, tra i  quali l'accusa di un omicidio, rapine, furti ed estorsioni. Ma dopo  la grazia del presidente della Repubblica Sandro Pertini, arrivata nel 1979, Cherchi si trasferì ad Olbia dove aprì una macelleria, proprio sotto casa sua, nello stabile dove sono stati uccisi i due albanesi.


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