Mafia, Martelli: sapevo di contatti tra i Ros e Ciancimino

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"Se avessi avuto sentore di una trattativa tra Stato e mafia avrei fatto l'inferno e l'avrei denunciato pubblicamente". L'ex ministro in aula al processo a carico del generale Mori, accusato di favoreggiamento per il mancato arresto del boss Provenzano

"Non ho mai pensato che Mori e De Donno fossero dei felloni, ma che agissero di testa loro. Che avessero una sorta di presunzione o orgoglio esagerato".
E' il giorno della deposizione in aula dell'ex ministro della Giustizia Claudio Martelli sentito come testimone, nel processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss mafioso Bernardo Provenzano nel 1995.

"Sono convinto - ha dichiarato Martelli - che lo scopo del Ros, fermare le stragi, fosse virtuoso ma che il metodo usato, contattare Ciancimino senza informare l'autorità giudiziaria, fosse inaccettabile".  E ancora: "Se solo avessi avuto sentore di una trattativa di un pezzo dello Stato con un pezzo della mafia avrei  fatto l'inferno e l'avrei denunciato pubblicamente. Invece l'iniziativa del Ros finalizzata a contattare Vito Ciancimino mi parve solo un atto di insubordinazione, quindi trattai la questione riferendone alle persone competenti come l'ex capo della Dia e l'allora ministro dell'Interno". 

Il giudice Paolo Borsellino, prima di essere ucciso nella strage di via D'Amelio del 19 luglio 1992,  seppe dall'allora direttore generale degli affari penali del Ministero della Giustizia, Liliana Ferraro, che "c'erano stati dei contatti tra il Ros dei carabinieri e Vito Ciancimino". Chiamato dai rappresentati dell'accusa, i pm Antonio Ingroia e Antonino Di Matteo, Martelli conferma dunque quanto già detto durante le  dichiarazioni in sede di indagini preliminari lo scorso ottobre 2009, cioè di avere appreso da Liliana Ferraro dei contatti "tra l'allora capitano del Ros De Donno e Vito Ciancimino".

"Verso la fine del giugno del '92 - racconta Martelli- Liliana  Ferraro mi informò che aveva incontrato il capitano De Donno del Ros, che le aveva detto di avere stabilito un contatto con Massimo  Ciancimino e si riprometteva di lì a poco di incontrare il padre Vito Ciancimino allo scopo di 'fermare le stragi', usò questa espressione. Mi disse di avere riferito all'ufficiale che non doveva parlarne con il Ministero e gli consigliò di rivolgersi a Paolo Borsellino come  magistrato competente in materia. Io mi adirai, e dissi 'Perché  diavolo i Ros devono agire per conto loro?'. Avevo creato la Dia  proprio per questo. Così informai per conto mio il generale Taormina che comandava la Dia. Ma c'era un rifiuto dei Ros di accettare e  quindi si muovevano autonomamente. Per me era una forma di non  rispetto per la legge vigente".

Martelli nel corso della deposizione dichiara inoltre che riteneva Ciancimino "una delle menti più raffinate di Cosa nostra". "Dare credibilità a Ciancimino per cercare di catturare latitanti - ha aggiunto - era un delirio".

"Il generale dei carabinieri Francesco Delfino, nell'estate del '92, vedendomi preoccupato, mi disse che dovevo stare tranquillo perché mi avrebbero fatto un bel regalo di Natale e aggiunse che Riina me lo avrebbero portato loro". Lo ha detto l'ex ministro della giustizia Claudio Martelli deponendo al processo per favoreggiamento alla mafia all'ex generale dei carabinieri Mario Mori.
All'epoca del dialogo con Delfino, che era comandante della Regione dei carabinieri in Piemonte, Riina era latitante e sarebbe stato arrestato dopo pochi mesi. "Lì per lì  - ha aggiunto Martelli - mi parve solo un auspicio".

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