L'Aquila, la fatica e la speranza

L'Aquila, Chiesa di San Bernardino, aprile 2010 ©Agenzia Massimo Sestini
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Ripianificare la città, ridarle un'identità, ricostruire il tessuto sociale spezzato dalla tragedia. La nona puntata dell'inchiesta Action Aid racconta come gli aquilani si sono organizzati per ridare vita a L'Aquila

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"Bisogna togliere le macerie e ricostruire le case, soprattutto quelle di categoria B e C, e far tornare al centro gli aquilani. Bisogna ridare vita alla città". A parlare è Roberto Cerasoli. E' aquilano, ha 87 anni e insieme ai concittadini è una delle centinaia di persone scese in piazza a L'Aquila con carriole e chiavi per riconquistare il cuore del capoluogo distrutto dal terremoto del 6 aprile 2009.

Dopo il sisma che ha distrutto l'Aquila e i paesini limitrofi, portando via con sé case, scuole, negozi e le vite di 308 persone, i cittadini si sono rimboccati le maniche e sono nati decine di comitati. 
La nona puntata dell'inchiesta Action Aid parla proprio di questo. Dellla fatica, del lavoro, delle battaglie fatte dagli aquilani per far tornare a far vivere la loro amata città. Perché la speranza di tutti è quella di tornare ognuno nella propria casa.

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