Un anno dopo il sisma, L’Aquila è “una città distrutta”

L'Aquila, via XX Settembre, aprile 2010. Agenzia fotografica Massimo Sestini
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Lo afferma il sindaco del capoluogo abruzzese Massimo Cialente intervistato da Beppe Severgnini. E aggiunge: “Dobbiamo far capire che se si è fatto tanto c’è ancora molto da fare. Manca il lavoro, l’economia, i soldi”

“Il messaggio che voglio trasmettere è che questa è una città tutt’ora distrutta. Abbiamo ancora quaranta mila persone assistite, che sono fuori casa”. A parlare è il sindaco del capoluogo abruzzese Massimo Cialente che, intervistato da Beppe Severgnini, fa il punto della situazione a un anno dal terremoto. “Si è fatto molto, ma rispetto a una tragedia così immane il molto è comunque insufficiente”. E sottolinea: “Si sono rifatte delle case ma manca tutto il resto: il lavoro, l’economia, la possibilità di ricreare un tessuto sociale, mancano i soldi”.

Sulla mancata prevenzione dice: “Prima del terremoto, L’Aquila era nella stessa situazione di quella in cui si trova gran parte del Paese. Avevamo perso anche la cultura di come difendersi dal terremoto”. E conclude: “Anziché inseguire grandi opere bisogna pensare alla sicurezza”.

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