L’Aquila: quel pianoforte che non ha mai smesso di suonare

Onna, paese simbolo del terremoto in Abruzzo, in una foto di oggi. Agenzia fotografica Massimo Sestini
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Il conservatorio di musica è crollato nel terremoto del 6 aprile di un anno fa. Ma le lezioni non si sono mai interrotte. Da Roma a Pescara, da un capannone a un negozio, la storia di artisti itineranti alla ricerca di un piano

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Fotogallery e testi a cura di: Concetta Desando, Pamela Foti, Chiara Ribichini, Daniele Troilo

“Voglio tornare a casa, voglio tornare ad avere il pianoforte nella mia stanza per poter suonare in qualunque ora del giorno”. Laura ha 15 anni e frequenta il sesto anno del conservatorio di musica de L’Aquila Alfredo Casella. Oggi vive in una delle abitazioni del progetto C.A.S.E. La villetta di proprietà della sua famiglia, a Sant’Elia (una piccola frazione a due chilometri dal capoluogo abruzzese), ha subito infatti gravi danni in seguito al terremoto che un anno fa ha distrutto L’Aquila e molti paesi dell’hinterland e ora si trova nella zona rossa.
Nella nuova casa il suo pianoforte a mezza coda però non c’entra. Ma dal 6 aprile del 2009 a oggi Laura non ha mai smesso di suonare.
“Non abbiamo mai perso una lezione. Neanche nei primi mesi dopo il disastro” racconta. Merito della forza di volontà e dello spirito di sacrificio che contraddistinguono gli artisti, ma anche della solidarietà e della collaborazione dei tanti abruzzesi, e non solo, che hanno messo a disposizione gli strumenti musicali. Una lezione di pianoforte non si può infatti improvvisare in una tendopoli.

“Abbiamo studiato ovunque: a Roma, ospiti del Santa Cecilia o della Casa del Jazz; in un centro culturale a Subiaco, ad Avezzano, a Rieti; siamo stati spesso a Pescara in un noto negozio di pianoforti che mi ha prestato anche una tastiera grazie alla quale mi sono esercitata quando ero in uno degli alberghi della costa messi a disposizione degli sfollati” ricorda Laura. Ma è stato anche grazie a lei se le lezioni non si sono mai interrotte. “Pochi giorni dopo il sisma sono riuscita a mettere in salvo il mio pianoforte a mezza coda grazie all’aiuto di una ditta di traslochi. L’ho portato in un vecchio capannone dei miei nonni e l’ho messo a disposizione del mio maestro Alessandro De Luca. Per circa due mesi abbiamo studiato lì”.

Lezioni itineranti dunque, ma mai improvvisate. “Funzionava così: ognuno di noi cercava una struttura e, una volta trovata, si organizzava il viaggio con le automobili o con i pullman del comune” spiega Alessandro De Luca, docente di pianoforte al conservatorio de L’Aquila. E sottolinea: “Siamo riusciti a fare tutti gli esami”. Dal suo tono di voce, così come da quello di Laura, traspare tutto l’orgoglio e la soddisfazione per esser riusciti a non interrompere il flusso di studio. Mai.

Oggi gli studenti del Conservatorio de L’Aquila hanno una struttura temporanea a Colle Sapone. “E’ stata realizzata dalla Protezione civile in soli 35 giorni ed è stata inaugurata lo scorso dicembre da Riccardo Muti.” dice il maestro De Luca. E aggiunge: “In realtà c’era un progetto per il nuovo conservatorio dell’architetto giapponese Shigeru Ban, uno dei progettisti delle Twin Towers. E’ stato presentato e approvato al G8. Poi, è stato insabbiato”.
Il vecchio conservatorio, un antico edificio celestiniano vicino a Colle Maggio, è rimasto così com’era un anno fa. “L’avevamo avuto da pochi anni. Era un edificio storico molto bello, ma nessuno di noi vuole tornare lì. Abbiamo paura. Quel giorno, il 6 aprile, è crollata completamente la segreteria, se fosse stato giorno … ” si interrompe il maestro.
Tra le 308 vittime del terremoto c’è anche un’allieva del conservatorio. A lei, Susanna Pezzopane, è stata intitolata la biblioteca.

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