L'Aquila, un'università in via d'estinzione

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Prima del sisma quello abruzzese era il quarto polo universitario italiano. Oggi è disperso tra centri minori e senza servizi per gli studenti. L'ottava puntata dell' inchiesta di Action Aid racconta le speranze e le delusioni di studenti e professori

A un anno dal terremoto L'Aquila si trova ad affrontare anche la ricostruzione della propria università. Nell'ottava puntata della sua inchiesta Action Aid racconta la situazione di studenti e docenti di quello che, prima del sisma, era il quarto centro universitario italiano. Prima del terremoto gli iscritti erano 27.000, oggi sono circa 20.000 più della metà fuori città. Prima 6.000 vivevano in case del centro storico, ora 212 studenti sono ospitati nell'ex azienda Reiss Romoli, 120 nella Casa dello Studente costruita dalla Regione Lombardia, 450 circa andranno al posto dei terremotati nella Caserma Campomizzi. All Reiss Romoli ognuno paga la sua stanza, ma non c'è mensa né altri servizi. Non si pagano le tasse universitarie tranne quella regionale di 92 euro. I trasporti sono gratuiti, perché alcune facoltà, prima in centro, ora sono lontante anche 10 chilometri.

"Ci sono tante promesse - dice Giusi Pitari, prorettore delegato dell'Università de L'Aquila -  c'è la donazione del Canada per fare un centro polifunzionale, la Coca Cola per fare una mensa, ma noi non vediamo niente".


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