Buste, proiettili e minacce: tensione prima delle elezioni

La busta esplosiva trovata in un centro di smistamento postale a Milano e indirizzata alla Lega Nord
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Tre lettere minatorie hanno segnato la giornata del silenzio elettorale. Una lettera con esplosivo, indirizzata alla Lega Nord, ha ferito un dipendente delle Poste a Milano. Busta con proiettile per il premier trovata a Linate. Minacce anche per Vendola

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Tensione alla vigilia delle elezioni regionali. Tre lettere minatorie hanno segnato la giornata del silenzio elettorale. La prima, indirizzata alla sede della Lega Nord di via Bellerio, è esplosa all'alba in un centro di smistamento delle poste di piazzale Lugano a Milano ferendo un dipendente. La rivendicazione è arrivata dal gruppo Fai, Federazione anarchica informale, lo stesso che lo scorso dicembre rivendicò un pacco bomba all'Università Bocconi di Milano. Nella rivendicazione la frase "Al Cie si stupra. Maroni complice di questi fatti. Ci faremo sentire ancora".

Una seconda missiva destinata al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, contenente un proiettile e minacce, è stata intercettata venerdì nel centro postale di Linate, vicino a Milano. Nel plico,  indirizzato alla villa di Arcore del presidente del Consiglio, è stato trovato un bossolo calibro 7.62. Su un foglio, manoscritto a  matita, c'erano le parole "Farai la fine del topo".

E nel pomeriggio minacce sono arrivate anche a Nichi Vendola: una lettera anonima contenente minacce è stata recapitata con il servizio postale oggi a "La fabbrica di Nichi" di Bari, il centro organizzativo della campagna elettorale del candidato del centrosinistra alla Regione Puglia. Il testo, composto in modo da non essere riconoscibile, contiene espliciti riferimenti all'arrivo di 500 kg di esplosivo presso "i covi e fabbriche di odio" con minacce di morte per "i comunisti, i gay e gli ebrei".

Nessun legame con le elezioni, secondo la Digos di Milano, che ritiene che l'obiettivo della lettera indirizzata alla Lega Nord e contenente minacce per il Ministro dell'Interno, Roberto Maroni sia la chiusura dei centri di identificazione per immigrati. "Apparentemente non vi è collegamento con le elezioni, anche se la scelta del giorno prima del voto non è casuale ed è legata, probabilmente, a ottenere a una maggiore visibilità mediatica", spiega Bruno Megale che guida la Digos di Milano.

In campo è sceso il ministro dell'Interno Maroni che ha convocato per mercoledì 31 marzo alle 11 al Viminale, una riunione straordinaria del Comitato Nazionale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica. "Sono veri e propri atti di terrorismo politico - ha rilevato il responsabile del Viminale - che intendiamo stroncare senza alcuna esitazione per evitare il rischio di un ritorno agli anni di piombo e garantire la tutela delle libere istituzioni democratiche".

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