Sanità: liste di (lunga) attesa sull’asse Roma-Milano

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Centralinisti in difficoltà, sistemi in tilt e prenotazioni fissate “alle calende greche”. Abbiamo provato a richiedere alcuni esami clinici: 5 mesi per un’ecografia, 4 mesi per una risonanza. Per questo li chiamano pazienti. ASCOLTA LE TELEFONATE

Cinque mesi per un’ecografia all’addome, a Roma, al nuovo Regina Margherita. Una tac al torace al Forlanini? 19 gennaio 2011. A Milano, se per un’ecografia al torace sono velocissimi (appuntamento per il giorno dopo), ci vogliono quattro mesi per una risonanza magnetica. Per una visita oculistica pediatrica all’ospedale dei bambini Buzzi bisogna attendere settembre.
Alla vigilia delle elezioni regionali abbiamo verificato le liste d’attesa per esami clinici e visite specialistiche. E se questa è la cartina di tornasole della sanità, i futuri Governatori avranno molto da fare.
Le norme stabiliscono un tetto di 30 giorni per accedere alle visite ambulatoriali e 60 giorni per le prestazioni diagnostiche, ma tanto nel Lazio quanto in Lombardia basta telefonare ai centri unici di prenotazione per scoprire che le cose vanno in modo ben diverso. E’ esattamente quello che SKY.IT ha fatto e che rivela pubblicando anche i file audio delle telefonate
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di Serenella Mattera

Poco più di cinque mesi: 159 giorni. Tanto si rischia di aspettare a Roma per un’ecografia all’addome. Al 22 marzo, il primo posto disponibile era infatti il 28 agosto (Nuovo Regina Margherita). Ma il policlinico Casilino o l’ospedale Pertini, rimandavano all’autunno inoltrato: 29 ottobre il primo, 29 novembre il secondo. Del policlinico Umberto I, l’ospedale pubblico più grande d’Italia, manco a parlarne. «Eh, a dicembre…», sospira l’operatrice del ReCup, il servizio telefonico centralizzato che permette di prenotare visite ed esami in tutta la Regione Lazio. Mille persone al lavoro per smistare le esigenze sanitarie di cinque milioni e mezzo di abitanti. Operatori spesso partecipi del disagio di chi si vede prospettare mesi di attesa per fugare anche solo il sospetto di una malattia. Come la signora che per una tac al torace al Forlanini, ci deve dare appuntamento al nuovo anno: 19 gennaio 2011. «Li mort…», si lascia scappare.

«La situazione è drammatica. Siamo decisamente fuorilegge», denuncia Tommaso Ausili, segretario della Cisl Lazio. Perché le norme fissano in realtà un tetto di 30 giorni per accedere alle visite ambulatoriali e 60 giorni per le prestazioni diagnostiche. Ma che ci sia qualcosa che non va lo conferma la stessa Regione, che di mese in mese aggiorna le statistiche sui tempi di attesa di alcune prestazioni. Non mancano infatti i casi virtuosi (in genere gli ambulatori e le asl, che sono meno affollati di richieste degli ospedali), ma balzano subito agli occhi certi numeri esorbitanti: 222 giorni per una mammografia (al Pertini) e tra i 118 e i 264 giorni per una risonanza magnetica della colonna. Ma c’è di più. Quando abbiamo provato a prenotare una visita al cuore negli ospedali Pertini e Casilino ci siamo sentiti rispondere: «Non c’è proprio posto, c’hanno le liste chiuse». Anche se la legge 266 del 2005 (art.1 comma 282) vieta di sospendere le prenotazioni. Lo scorso ottobre la Regione Lazio ha istituito un “Nucleo di sorveglianza e trasparenza delle liste d’attesa”. Ma il problema resta. Ed entrambe le candidate, Polverini e Bonino, promettono di affrontarlo se vinceranno le elezioni. «Il ReCup ci ha già permesso di fare grossi passi avanti rispetto al passato – dice Giuseppe Scaramuzza, segretario regionale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato  – ma soprattutto nell’ultimo anno, c’è stata una difficoltà a “governare” il sistema e fare scelte che andavano fatte». Ad esempio? «Aumentare il numero delle prestazioni (oggi 38) che i medici di famiglia possono chiedere con urgenza entro 72 ore o prevedere canali particolari per i malati cronici. E poi allargare il bacino del ReCup: alcune grandi aziende, come il Gemelli o il Fatebenefratelli, sono infatti ancora fuori dal sistema di prenotazione regionale, mentre molte delle altre (Tor Vergata, Umberto I…) mettono a disposizione solo una piccola percentuale del loro monte visite». Il risultato? Cittadinanzattiva a gennaio rilevava che per una tac del capo bisognava attendere 80 giorni nelle strutture dell’Asl Roma A e quasi cinque mesi a Tor Vergata.

Controlli periodici fa anche la Cisl Lazio, che segnala come a Latina si aspettino 250 giorni per andare dall’ortopedico e ben 488 giorni (un anno e quattro mesi) per una visita oculistica. E anche se a Roma va decisamente meglio, ci siamo sentiti proporre due mesi d’attesa per gli oculisti dell’Umberto I e sei mesi per quelli di Tor Vergata. Così, per far presto, molti decidono di pagare di tasca propria. Andando ad alimentare un tesoretto di 127 milioni di euro l’anno, riferisce Cisl, per l’intramoenia, le visite private in ospedale. Anche qui, niente di nuovo sotto il sole.


ASCOLTA LE TELEFONATE
L'audio della prenotazione di una visita cardiologica in Lazio
L'audio della prenotazione di una ecografia all’addome in Lazio

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