Tangenti, Prosperini tenta il suicidio

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"Non ce l'ho fatta a farla finita". Sono le parole pronunciate dall'ex assessore regionale a chi l'ha soccorso dopo il tentativo di suicidio con un bisturi. Prima di compiere il gesto, ha scritto tre lettere: alla figlia, alla moglie, ai magistrati

"Dottore, ma cosa mi ha combinato?".
Mancano pochi minuti alle otto di questa mattina quando il giovane avvocato Luigi Rossi arriva nel salotto della casa di via Garibaldi, a Milano, dove l'ex assessore regionale Pier Gianni Prosperini ha appena tentato di togliersi la vita. "Non ce l'ho fatta a farla finita...", gli risponde Prosperini, ancora stordito anche per il sonnifero assunto poco prima (lo prendeva regolarmente perché è insonne). L'esponente del Pdl, agli arresti domiciliari da pochi giorni per concussione nell'ambito di un'inchiesta su tangenti pagate per promuovere il turismo in Lombardia, ha cercato di suicidarsi con un bisturi, un attrezzo del suo mestiere (il medico) prima di diventare un 'pasionario' della politica, tagliandosi le vene dei polsi, le braccia e le gambe. Ferite non gravi, dalle quali guarirà in pochi giorni.

Lo ha trovato sanguinante la moglie che ha chiamato subito le figlie e i due avvocati di Prosperini, Rossi ed Ettore Traini. Tutti insieme sono riusciti a convincerlo a chiamare un'ambulanza perché lui non voleva, timoroso per la visibilità mediatica che sarebbe stata data alla vicenda.

In tre lettere, una alla consorte, una alla figlia e una ai magistrati (i pm Alfredo Robledo e Paolo Storari, il gip Andrea Ghinetti), Prosperini spiega gli stati d'animo che hanno preceduto la decisione di farla finita.
Alle 'toghe', che lo hanno arrestato e stanno indagando per un suo presunto coinvolgimento come mediatore in un traffico d'armi verso l'Eritrea, Prosperini dice di non avere mai danneggiato la
Regione Lombardia e rivendica il buon lavoro svolto dal suo assessorato. "Non vi odio", scrive, e anzi ringrazia in due pagine dattiloscritte i pm per avergli dato la possibilità di trovare un accordo per patteggiare la pena (a 3 anni e 5 mesi di carcere) e tornare così ai suoi affetti familiari. I pm gli
augurano, "al di là delle vicendo processuali", una pronta guarigione ed esprimono "dispiacere" per il gesto di Prosperini.

"Vi voglio bene, mi dispiace", sono invece le parole dedicate ai familiari.
"Questa storia lo aveva depresso - spiegano i suoi avvocati - probabilmente si era depresso ancor più passando dalla routine del carcere alla solitudine di casa sua, lui che è un uomo così comunicativo. Il suo non è stato un gesto né strumentale, né dimostrativo. Sembrava contento di aver avuto i domiciliari, aveva ripreso anche qualche chilo dopo la detenzione, ma evidentemente non ha retto
alla solitudine".

Prosperini è ora ricoverato al San Carlo (piantonato dalle forze dell'ordine) dove potrà ricevere le
visite solo dei familiari, su indicazione della Procura. "Fisicamente sta bene - informano i suoi legali . anche se l'umore è altalenante".

Prosperini era stato arrestato lo scorso dicembre per un presunto giro di tangenti legato al marketing televisivo del turismo in Lombardia, con l'accusa di corruzione, turbativa d'asta e truffa aggravata.
Secondo gli inquirenti, attraverso l'analisi dei flussi finanziari è stata individuata una presunta "tangente" da 230.000 euro data a Prosperini su conti svizzeri intestati a società fiduciarie.
L'ex assessore ha poi patteggiato 3 anni e 5 mesi di reclusione e, la scorsa settimana, ha ottenuto i domiciliari.   

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