Sanità, non chiamatelo Centro unico di prenotazione

La sala d'attesa di un ospedale (foto Lapresse)
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In Lombardia le agende degli ospedali dovrebbero essere in rete, ma chi chiede un esame specialistico è invitato a recarsi nelle singole strutture. Per una radiografia basta un giorno, ma per la risonanza arrivederci a luglio. Ascolta le telefonate

Cinque mesi per un’ecografia all’addome, a Roma, al nuovo Regina Margherita. Una tac al torace al Forlanini? 19 gennaio 2011.
A Milano ci vogliono quattro mesi per una risonanza magnetica.
Alla vigilia delle elezioni regionali abbiamo verificato le liste d’attesa per esami clinici e visite specialistiche. E se questa è la cartina di tornasole della sanità, i futuri Governatori avranno molto da fare.
Ascolta i file audio delle telefonate.



Di Cristina Bassi


Il test sull’efficienza del “miglior sistema sanitario regionale d’Italia” nasce dalla segnalazione di una madre milanese su Facebook: “Una visita oculistica pediatrica? All’ospedale Buzzi la prima disponibile è a gennaio 2011 – scrive la donna, incredula –, all’ambulatorio di via Livigno il 4 agosto, al San Gerardo di Monza il 10 giugno”. La sanità è un tema cruciale della campagna elettorale per le Regionali, tra Roberto Formigoni che la considera il fiore all’occhiello della propria amministrazione e gli attacchi di Filippo Penati, secondo cui durante i mandati dell’avversario il quadro lombardo è peggiorato. Comunque sia, le liste d’attesa sono da sempre la cartina di tornasole del funzionamento di un sistema sanitario. Sky.it le ha controllate sul campo, cornetta (e registratore) alla mano.

23 marzo, ore 15: il primo, vero ostacolo da superare si chiama Centro unico di prenotazione regionale (Cup). “Pronto? Signora? Non la sento... no, signora, non riesco a sentirla. Se lei mi sente, le consiglio di riagganciare e richiamare”. “Si è sbagliata, avrebbe dovuto digitare 2, non 3”, “Ma la segreteria diceva di digitare 3...”, “No, deve digitare 2”. “Signora, non doveva digitare 2, ma 3”, “La sua collega mi ha appena detto l’esatto contrario...”, “Io non posso aiutarla”. Il sospetto di essere presi in giro diventa certezza. Dopo un paio di telefonate andate a vuoto finalmente un operatore svela qual è il problema. “Mi dispiace signora, ma il servizio di prenotazione al momento è in tilt – spiega un po’ imbarazzato –. Le consiglio di richiamare tra un paio d’ore. No, anzi, meglio domani”. Peccato che i suoi colleghi, contattati subito dopo per altri tentativi, non facciano cenno al disservizio, ma continuino a trovare altri pretesti.

24 marzo, le 11.30 circa, il Cup ha ripreso a funzionare. Prima di tutto la verifica sulla visita oculistica pediatrica. In effetti i tempi sono molto lunghi. All'Ospedale dei bambini Buzzi non è possibile farla prima del 14 settembre, mentre l'appuntamento più "veloce" sarebbe in via Inganni a maggio. Il secondo obiettivo è prenotare, sempre a Milano, altre cinque prestazioni (visite o esami diagnostici) scelte a caso tra le più comuni: ecografia all’addome, radiografia al torace, visita oculistica (per adulti), risonanza magnetica lombare, mammografia. Gli operatori che rispondono al numero verde, l’800 638638, sono seri e professionali. Alla richiesta di conoscere la data disponibile più vicina, senza la pretesa di scegliere l’ospedale, danno risposte molto diverse a seconda del tipo di esame. La prima visita oculistica prenotabile è al Fatebenefratelli il 23 aprile, l’attesa è di un mese. Va meglio per la mammografia, 30 marzo all’ambulatorio di via Stromboli, per l’ecografia, 27 marzo in via Doria, e per la radiografia, già il giorno seguente alla chiamata a Villa Marelli. Il responso sulla risonanza apre il libro nero della presunta efficienza lombarda. Innanzitutto il Cup non è in grado di controllare le disponibilità di tutti gli ospedali, come invece dovrebbe essere, ma solo del Centro traumatologico ortopedico (Cto), dove la prima data utile è a luglio. Ma l’odissea per poter fare una risonanza magnetica merita un racconto a sé.

Al Cup consigliano di contattare i singoli ospedali. Il principio per cui tutte le agende delle varie strutture dovrebbero essere in rete tra loro rimane sulla carta. Il cittadino è costretto a chiamare i centri uno per uno ed è rimbalzato da un centralino a un reparto, trascorrendo ore al telefono. Le prove passano dall’ospedale Niguarda, al Sacco, al Policlinico, al Fatebenefratelli. Al reparto di Neuroradiologia del primo istituto spiegano che le prenotazioni possono essere fatte solo di persona allo sportello e non al telefono. “E comunque le anticipo che la lista d’attesa arriva a fine luglio”, comunica l’infermiera. Il tentativo con il Sacco va a vuoto: è possibile prenotare solo fino alle 14.30 e la chiamata è fuori tempo di cinque minuti. Al Policlinico servono quattro telefonate, perché la linea è “inaccessibile”, per sentirsi dire che “la risonanza si richiede esclusivamente recandosi di persona in reparto”. Mentre al Fatebenefratelli non c’è speranza, spiega l’operatrice: “Al momento l’ospedale accetta solo prenotazioni di pazienti seguiti da nostri medici, non da esterni”. Un ultimo dettaglio: per 420 euro alla clinica San Pio X, ad esempio, è possibile fare una risonanza dopo una settimana.

L’Asl di Milano e molti ospedali cittadini hanno messo online le liste d’attesa. Buona idea, se tutto funzionasse. Il sito dell’azienda sanitaria ha un comodo motore di ricerca, con l’elenco delle prestazioni e delle strutture sanitarie, per controllare i tempi. Ma, testato, non dà alcun risultato. Anche il Niguarda segnala i giorni di attesa per ogni tipo di visita o esame: la tabella segna sempre “0”, ma, almeno per la risonanza magnetica, la realtà è diversa.
Il monitoraggio del San Raffaele è preciso e aggiornato, i giorni di attesa passano dall’uno solo per l’elettrocardiogramma ai 730 (due anni) per l’ecografia osteoarticolare. Per il Fatebenefratelli la tabella riportata online segna 328 giorni alla voce “visita oculistica”. Il Cup invece ne aveva trovata una nello stesso ospedale il 23 aprile.
“L’ospedale Maggiore si impegna a rispettare i tempi di attesa delle prestazioni stabiliti della Regione Lombardia”, si legge sul sito del Policlinico. La Regione infatti fissa il numero di giorni massimo che gli ospedali non potrebbero superare. Altrimenti il cittadino ha diritto di accedere alla prestazione in una struttura privata, pagando il solo ticket. Questo però accade esclusivamente nel caso in cui nessuna struttura “sul territorio” sia in grado di rispettare i tempi stabiliti. Che comunque, tranne che per i pazienti con il “bollino verde” (cioè quelli che hanno bisogno di una prestazione urgente, da erogare entro 72 ore), non sono certo brevi: vanno da 30 a 60 giorni.

Ascolta le risposte degli operatori del Cup Lombardia
Ascolta la richiesta di prenotazione di una visita oculistica pediatrica al Cup Lombardia
Ascolta le richieste di prenotazione di alcune prestazioni al Cup Lombardia
Ascolta le richieste di prenotazione di una risonanza magnetica al Cup Lombardia

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