Inchiesta sanità, Frisullo interrogato in carcere

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Nel penitenziario del capoluogo pugliese l'ex vicepresidente della giunta regionale ha risposto a tutte le domande, negando di aver mai ricevuto soldi da Tarantini. I suoi legali: "Nessun motivo perché resti in cella"

E' durato tre ore l'interrogarorio, cui è stato sottoposto, nel carcere di Bari, il politico del Pd Sandro Frisullo. L'ex vice presidente della giunta regionale pugliese, accusato di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d'asta, ha ripetutamente negato d'aver preso soldi da Giampaolo Tarantini, già legato all'affaire D'Addario e delle escort a Palazzo Grazioli. Al termine dell'interrogatorio condotto dal gip del tribunale di Bari Sergio Di Paola, Michele Laforgia, legale di Frisullo, ha sintetizzato ai giornalisti il contenuto delle dichiarazioni del suo assistito: "Frisullo ha risposto a tutte le domande, ribadendo quello che aveva già detto e chiarendo le cose, che evidentemente per l'accusa non erano chiare. Ha ribadito di non avere mai avuto soldi da Tarantini: lo aveva già dichiarato e lo ha ulteriormente precisato. Crediamo che abbia chiarito tutto sia dal punto di vista degli indizi sia delle esigenze cautelari". Facendo notare come lo stesso Frisullo abbia nuovamente ribadito di "essere stato amico di Giampaolo Tarantini", Laforgia ha rilevato: "Non è certo una ragione per stare in carcere". Per il legale la scarcerazione del politico è dunque doverosa, "perché Frisullo non è un pericoloso bandito. Noi abbiamo dimostrato che le conversazioni intercettate, che diffonderemo e richiederemo di pubblicare integralmente, sono la prova del suo allontanamento dalla politica attiva e dalla sue cariche istituzionali. Prova, dunque, dell'inesistenza di  qualsiasi esigenza cautelare".

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