Genova, Ale piangeva per la fame. Ucciso per zittirlo

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Convalidati gli arresti della mamma e del suo compagno per la morte del piccolo di otto mesi. Secondo le prime ricostruzioni il bambino è morto a causa delle sevizie subite dai due, storditi per l'uso di hashish e cocaina

Alessandro lunedì notte piangeva per la fame. Un pianto ininterrotto, normale per un piccino di otto mesi che non mangia dal pomeriggio e che reclama la sua pappa. Ma insopportabile per Giovanni Antonio Rasero e Caterina Mathas fuori controllo e così storditi per l'uso di hashish, cocaina, e per la mancanza di sonno, da scatenare una violenza crescente, con sevizie crudeli e ripetute contro il piccolo, fino e ucciderlo, per farlo stare zitto, e mettersi a dormire.

E' questo lo scenario ricostruito per la morte del bimbo di otto mesi arrivato esanime martedì mattina al Gaslini di Genova, che ha convinto il gip Vincenzo Papillo a firmare la convalida degli arresti per la madre e per il suo compagno, accusati di omicidio volontario aggravato in concorso, e ad accogliere la richiesta di custodia cautelare in carcere del pm Marco Airoldi, per il pericolo di reiterazione.
   
"Data la gravità straordinaria del reato, e le personalità di Mathas e Rasero, ritenuti privi della capacità di controllo degli impulsi aggressivi, sussiste - secondo il magistrato - il pericolo di nuove violenze".
    
Oltre allo sfondamento del cranio, alle bruciature da sigaretta alle orecchie e sull'addome, alle ecchimosi sul collo per i pizzicotti ricevuti, sul corpo del bimbo sono stati trovati anche lividi compatibili con lesioni da afferramento, e poi ancora ecchimosi su un piede dovute ad uno o più morsi. Una banalità del male che si è esercitata con efferata crudeltà, in più momenti.
   
Così emerge che la testa del piccino è stata sbattuta almeno due volte con grande violenza, che Alessandro, con tutta probabilità ha perso subito coscienza, e che la sua agonia, da quel momento, sarebbe durata una trentina di minuti.
   
Trapela che la donna, presa dalla necessità di trovare nuova cocaina, da lunedì pomeriggio non avrebbe dato da mangiare alla sua creatura, lasciandolo da solo, per un'ora e mezzo, in balia di un semiestraneo che in passato aveva dato segni di grave insofferenza verso il pianto del bimbo. Un testimone racconta che due settimane prima, in quello stesso appartamento, avrebbe sentito Rasero dare dei colpi in bagno e di averlo trovato mentre rideva con Alessandro nudo, con la testa bagnata, piangente in braccio.
   
Viene fuori che la giovane madre quella notte si sarebbe negata alla richiesta di consumare un rapporto sessuale con Rasero e che durante il tragitto al Gaslini col bimbo ormai esanime in auto, l'uomo avrebbe proposto di non dire che la morte era avvenuta in casa sua, precipitandosi poi a ripulire gli "smarroni", cioè dalle tracce dell'uso di coca.
   

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