Erba, lettera di Rosa e Olindo: vittime di violenza gratuita

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I coniugi Romano sperano “che al processo d’Appello tutti gli errori commessi dal giudice di primo grado verranno al pettine”. Marzouk: le loro parole riaprono le ferite. Il procuratore generale: nulla è stato omesso nelle indagini

“Speriamo che al processo d'Appello tutti gli errori commessi dal giudice di primo grado verranno al pettine, potendo così dimostrare la nostra innocenza, cordiali saluti, Olindo e Rosa". Si conclude così la lettera che i coniugi Romano, condannati in primo grado per la strage di Erba (in cui furono uccise quattro persone, tra cui un bambino di poco più di due anni, e una quinta si salvò miracolosamente), hanno indirizzato agli inviati di Tg1 e Tg2. La coppia, oggi in Aula per la prima udienza del processo d’Appello, parla di “violenza gratuita a una nostra debolezza psicologica". Rosa e Olindo si definiscono "perseguitati e gettati in uno stato di disperazione". E ancora: “Hanno cercato di imporre una loro verità impedendo sistematicamente alla nostra difesa di esercitare. Nonostante tutto abbiamo fiducia nella giustizia". Per Azouz Marzouk, marito e padre di due delle vittime, si tratta di una lettera che "riapre le ferite".

Nell’udienza di oggi, il sostituto Procuratore generale di Milano Nunzia Gatto si è opposta su tutta la linea alla rinnovazione dibattimentale chiesta dai difensori di Olindo Romano e Rosa Bazzi. E, alla richiesta di una perizia per valutare l'attendibilità della testimonianza del superstite della strage di Erba, Mario Frigerio, ha risposto: "La memoria di Frigerio è perfetta e non ha bisogno di essere ulteriormente tormentata da un altro consulente". E ha aggiunto: "Nulla è stato omesso durante le indagini, né nella direzione della famiglia Castagna, né in quella dei familiari di Marzouk".
La prossima udienza è fissata per venerdì.

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