Trani, scontro tra Alfano e il Csm

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Il Consiglio superiore della magistratura apre una pratica contro l'ispezione disposta dal Guardasigilli. Lui replica: “Un comportamento inaccettabile che viola la Costituzione”. Berlusconi: inchiesta grottesca, libertà mutilata

Diventa sempre più aspro lo scontro tra il ministro della Giustizia Angelino Alfano e il Consiglio superiore della magistratura sull'ispezione alla procura di Trani, che ha messo sotto inchiesta il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

Il Comitato di presidenza del Csm ha dato il via libera alla pratica chiesta dalla maggioranza dei consiglieri per verificare se il mandato degli ispettori possa interferire nell'inchiesta della procura pugliese.
Durissima la reazione del ministro, che aveva già ammonito il Csm ("non faccia politica ma risolva i problemi della giustizia") e che parla di un"'ovvia valenza politica" dell'inchiesta di Trani: "L'iniziativa del Csm di è quanto di più grave si sia mai visto da parte di questo organismo ed è un comportamento inaccettabile che viola la costituzione e vulnera il sistema democratico della divisione dei poteri".
Una presa di posizione giunta dopo che il vice presidente del Csm, aveva avvertito: "L'indagine giudiziaria non può essere compressa dall'ispezione".

Da Mancino e dai vertici della Cassazione è arrivato l'"ok" alla pratica sull'ispezione di Alfano, ed è stata rinviata invece la decisione sul caso del consigliere Cosimo Ferri, finito nelle intercettazioni agli atti della procura di Trani, per le sue conversazioni con Giancarlo Innocenzi sulla trasmissione "Annozero". 
E ai giornalisti il vice presidente ha spiegato: "La pratica è stata affidata alla Sesta Commissione perché ribadisca i confini tra l'ispezione e l'indagine giudiziaria, che non può essere compressa dall'ispezione stessa; bisogna rispettare l'autonomia e l'indipendenza dei magistrati requirenti".

La risposta di Alfano è molto più che aspra: "Anziché‚ aprire una pratica per controllare perché‚ presso un ufficio giudiziario vi sia stata una gravissima violazione del segreto d'indagine, anziché verificare come e perché‚ il presidente del Consiglio, ministri e parlamentari siano stati intercettati e le telefonate anziché distrutte siano state messe a disposizione dei giornalisti, anziché investigare su come sia possibile che la competenza territoriale di questi fatti sia ancora oggi mantenuta a Trani in palese violazione di legge, anziché verificare come sia possibile che un'accusa sortisca contro il presidente del Consiglio a pochi giorni dalle elezioni, il CSM, travalicando i propri poteri apre una pratica che, all'evidenza, tende a comprimere l'attività degli ispettori".

Un comportamento "a dir poco preoccupante" e che "dimostra la volontà di certa magistratura di voler evitare che si faccia luce sulle patologie di inchieste che hanno una chiara ed ovvia valenza politica".

Ma dal Csm continuano ad arrivare critiche all'iniziativa di Alfano:"L'ispezione sembra un atto improprio per i tempi con cui è stata disposta e che fanno pensare a una reazione nei confronti dell'indagine di Trani", sostiene il consigliere Vincenzo Siniscalchi, componente della Sesta Commissione, che ritiene necessario perciò ascoltare gli ispettori del ministro Alfano e il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo.

Intanto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è tornato ad attaccare l'inchiesta sulle presunte pressioni sull'Agcom per far chiudere Anno zero. "La vicenda della procura di Trani che controlla il Presidente del Consiglio che parla al telefono è un grave segno di libertà mutilata ed offesa. Ci sono dei magistrati che spendono il denaro del contribuente per fare costose intercettazioni a tappeto e cercare delle ipotesi di reato in ciò che il Presidente del Consiglio dice da mesi in tutte le sedi, sia in privato sia in pubblico, il tutto in violazione della competenza territoriale e dell'intero codice di procedura".

Nell'ambito dell'inchiesta è stato ascoltato dai magistrati il giornalista Michele Santoro sulle pressioni che sarebbero state esercitate per far chiudere la trasmissione "Annozero" di RaiDue.
"Basta leggere i giornali e le dichiarazioni pubbliche fatte dal presidente del Consiglio e non solo per comprendere quale sia stata la pressione politica esercitata nei confronti della nostra trasmissione perché non andasse in onda", ha detto Santoro lasciando la Procura.

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