In piazza contro la distruzione della scuola

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Insegnanti, personale ausiliario, precari e studenti tornano a far sentire la propria voce in occasione dello sciopero generale contro i tagli e l'immiserimento della scuola pubblica

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Il mondo della scuola torna a far sentire la sua voce. Venerdì, 12 marzo, insegnanti e personale ausiliario-tecnico-amministrativo (Ata) incroceranno le braccia per protestare contro le politiche per l'istruzione del Governo.

La giornata di lotta, che prevede anche una manifestazione nazionale a Roma e cortei in altre città, è stata proclamata da Flc-Cgil (nell'ambito dello sciopero generale indetto dalla confederazione sui temi del lavoro, del fisco e dell'immigrazione), Cub-scuola, Cobas, Unicobas, Usi-Ait, ma all'iniziativa hanno aderito anche associazioni professionali, precari del settore e studenti.

Il corteo principale partirà alle 10 da piazza della Repubblica (Roma) e si concluderà al Ministero della Pubblica Istruzione. Studenti, docenti, Ata e cittadini scenderanno in piazza “contro la distruzione della scuola programmata dalla coppia Tremonti-Gelmini” si legge in una nota diffusa da Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas.

“Forte è l'indignazione nei confronti di un governo che sta imponendo, nella massima confusione e arbitrio, l'applicazione della distruttiva 'riforma' delle superiori, nonostante essa non sia ancora legge, mancando il parere della Corte dei Conti, la firma di Napolitano e la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale: e che, ciò malgrado, si cerca di introdurre a forza, con iscrizioni al buio a pochi giorni dalla scadenza del 26 marzo” si legge nel comunicato. “La sedicente riforma, come già per la maestra unica e il depotenziamento del tempo pieno, non è frutto di progetti didattici, ma solo della nefasta idea che l'istruzione sia un investimento improduttivo e dunque richieda brutali tagli e ulteriori impoverimenti".

Per Bernocchi, "è ora di dire basta, tutti insieme. La protesta si esprimerà coralmente nello sciopero e nella grande manifestazione per il ritiro della 'riforma' delle superiori; contro i tagli, il decreto Brunetta, il disegno di legge Aprea, la gerarchizzazione nella scuola, il decreto 'ammazza precari'; per l'assunzione a tempo indeterminato dei precari; contro l'illegale 'tassa' imposta alle famiglie all'atto delle iscrizioni e l'abbassamento dell'obbligo scolastico a 15 anni, per significativi investimenti, per la democrazia sindacale e la restituzione a tutti del diritto di assemblea. I precari - conclude il portavoce dei Cobas - che in questi mesi si sono battuti in difesa della scuola pubblica e del posto di lavoro, saranno in testa al corteo che si concluderà al MIUR, che verrà posto sotto assedio permanente dal popolo della scuola pubblica".

E la protesta degli studenti si gemella con quella francese. Gli studenti dell'Unione degli Studenti e della francese UNL ritengono che entrambi i propri governi “ non stanno dando una risposta adeguata ai bisogni e alle aspettative degli studenti”, portando avanti politiche basate sul “profitto e la competizione” si legge in un comunicato diffuso. Per questi motivi gli studenti italiani e francesi venerdì saranno presenti nelle principali piazze italiane e in quelle francesi.

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