Inchiesta Montecity, spunta una maxievasione da 100 milioni

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La Guardia di finanza di Milano ha perquisito decine di società nell'ambito della vicenda della bonifica del quartiere di Santa Giulia. Indagate 80 persone per frode internazionale e riciclaggio

Perquisizioni in 53 società italiane e in 16 studi professionali con sedi in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Campania per una maxifrode fiscale internazionale da oltre 100 milioni di euro. Le ha eseguite questa mattina il Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, con il supporto dei reparti operativi delle Fiamme gialle, impiegando più di 300 militari. Tra legali rappresentanti e titolari degli studi e delle società perquisiti, le persone indagate sono circa 80 mentre tra i reati contestati ci sono la frode internazionale e il riciclaggio. L’operazione è stata disposta dai pm Laura Pedio e Gaetano Ruta nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta Montecity-Santa Giulia.

Si tratta di uno sviluppo delle indagini che lo scorso 20 ottobre hanno portato all’arresto di cinque persone, tra cui Giuseppe Grossi, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Sadi, ora ai domiciliari, e al fermo di altre due. L’inchiesta riguarda una serie di fatturazioni false e l’ipotesi di riciclaggio nella bonifica di Santa Giulia, quartiere a sud di Milano al centro di interventi di recupero ambientali per la realizzazione dell’operazione immobiliare di Montecity. Il tribunale del riesame aveva poi concesso i domiciliari a Grossi, motivati con i problemi cardiaci dell’imprenditore. Gli inquirenti hanno ipotizzato che Grossi, con l’aiuto dei suoi collaboratori, si sia appropriato grazie a fatture false di disponibilità finanziarie delle sue società all’estero per fini personali.

Sadi ha precisato in una nota lo scorso novembre che Grossi non è indagato per fatti di reato
riconducibili alla sua posizione di vertice nell’azienda. Rosanna Gariboldi, all’epoca dei fatti assessore provinciale a Pavia e moglie del deputato e vicecoordinatore nazionale del Pdl Giancarlo Abelli, anche lei tra gli arrestati nell’ottobre scorso, ha patteggiato a gennaio una pena di due anni di reclusione, lasciando il carcere di San Vittore.

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