L'isola dei cassintegrati, quando la crisi non è un reality

Uno degli operai che hanno occupato l'ex carcere di massima sicurezza dell'Asinara (foto tratta da Facebook)
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Da più di dieci giorni un gruppo di operai della Vinyls di Porto Torres ha deciso di occupare l'Asinara per protestare contro la cassa integrazione disposta dall'azienda. E anche grazie a Facebook ha richiamato l'attenzione di media e carta stampata

di Filippo Maria Battaglia

Non hanno un pedigree artistico, non hanno fatto mai radio e tv, non sono neppure starlette ormai appassite o ex calciatori da tempo in pantofole.
Piuttosto, hanno una certa esperienza in fatto di Pvc e cloroderivati e, cosa più importante, sono in cassa integrazione da diversi mesi.

La loro azienda, la Vinyls di Porto Torres, è infatti da tempo in crisi e all’orizzonte non sembrano esserci buone nuove.
Per questo, da dodici notti un manipolo di operai di quella fabbrica, ha deciso di occupare l’isola dell’Asinara, inaugurando suo malgrado una protesta in puro stile reality.
“L’isola dei cassintegrati” non ha molto a che fare con quella, più nota, condotta da Simona Ventura. Piuttosto, punta a richiamare l’attenzione di media e tv verso una situazione di precarietà che dura ormai dalla fine dell’anno scorso.

Senza ricorrere alle oasi del Nicaragua e alle telecamere di Raidue, gli operai hanno infatti deciso di occupare le celle dell'ex carcere di Cala d'Oliva, che fino a poco più dieci anni fa ospiava mafiosi e terroristi, trincerandosi “in un’ isola simbolo della più grande Sardegna ormai in crisi profonda, alloggiati in celle non peggiori delle sbarre che governo, regione ed Eni hanno messo loro davanti”. Sono passati pochi giorni e la protesta, grazie anche all’aiuto di Facebook, non è rimasta isolata.

Sul social-network, il gruppo “l’isola dei cassintegrati” ha superato i trentamila membri, ha già coinvolto diversi media (non solo regionali) e, con l’aiuto della rete e del passaparola virtuale, mira ad ottenere ancora maggiore visibilità.
Gli operai tengono da diversi giorni un diario, pubblicato quotidianamente sulla Nuova Sardegna, dove raccontano la loro giornata e, naturalmente, invocano soluzioni rapide per una crisi che li ha lasciati “senza un centesimo”.

Per ora, gli unici segnali confortanti sono solo quelli relativi all’attenzione dei media. Ad oggi, infatti, la loro azienda resta in amministrazione controllata. All’orizzonte, c’è solo una trattativa fra Eni e la Ramco del Qatar. Ma in sospeso, ed è ciò che più conta, c’è molto di più del solito reality.

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