Sesso con un ragazzino di 13 anni, condannata una 30enne

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4 anni e 4 mesi di reclusione per una educatrice di 30 anni arrestata nel luglio scorso per avere avuto rapporti sessuali con un ragazzino di 13 anni con problemi i adattamento, mentre lo seguiva per conto di una cooperativa, per ripetizioni scolastiche

Ha avuto una relazione, durata alcuni mesi, con un ragazzino di 13 anni che soffriva di problemi di adattamento e che lei, educatrice di 30 anni e dipendente di una cooperativa, doveva seguire per aiutarlo a superare il suo disagio, facendo ad esempio i compiti di scuola assieme a lui. Nel luglio scorso, i carabinieri l'hanno arrestata in casa sua, mentre era in atteggiamenti intimi col minore. E oggi per lei è arrivata la condanna a 4 anni e 4 mesi di reclusione.

Nel processo con rito abbreviato, il gup di Milano Franco Cantù Rajnoldi l'ha ritenuta colpevole di atti sessuali con un minorenne che non ha ancora compiuto i 14 anni. Reato che è equiparato, per l'entità delle pene previste, alla violenza sessuale, anche se il minore è consenziente. Ciò che conta, infatti, secondo il codice penale, è che la 'vittima' abbia meno di 14 anni.

La donna lavorava come educatrice in una cooperativa di assistenza ai minori con disagio pischico che svolgeva attività anche per conto del Comune di Milano (l'amministrazione ha rescisso il contratto quando e' emerso l'episodio).
L'educatrice aveva iniziato a seguire il ragazzino nel settembre 2008 e, col passare dei mesi, la madre aveva notato qualcosa di strano nel comportamento del figlio. Aveva cominciato a nutrire dubbi e sospetti, che si erano poi acuiti dopo aver letto sul telefono cellulare del figlio alcuni sms che, in maniera inequivocabile, testimoniavano una relazione tra i due.

La donna decise così di rivolgersi alle forze dell'ordine e il 21 luglio scorso scattò il blit. I carabinieri entrarono nella casa dell'educatrice, la trovarono in atteggiamenti intimi col ragazzino e lei finì in carcere.

Nel corso delle indagini e del processo, la donna ha tentato di giustificarsi in maniera confusa, anche spiegando che il ragazzino era consenziente. Dalle indagini non è emerso che la donna avesse avuto altre relazioni con minori nel corso della sua attività. Il giudice non ha ammesso la citazione nel processo come responsabili civili dell' amministrazione comunale e della cooperativa. La richiesta era venuta dalla madre del ragazzo, ma il giudice ha spiegato che tali citazioni avrebbero allungato i tempi del rito abbreviato, che invece richiede celerità. La donna, che si trova agli arresti domiciliari, ha chiesto di poter tornare libera. Il giudice non ha ancora deciso.

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