Per Vallanzasca primo giorno di lavoro fuori dal carcere

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Lavorerà in una pelletteria che è anche una cooperativa sociale nel milanese. Il boss della Comasina, detto anche bel René, condannato a quattro ergastoli e a 260 anni di carcere è in prigione da 40 anni inframmezzati da alcune evasioni. LA FOTOGALLERY

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Finora erano stati solo permessi per vedere l'anziana madre e sposarsi con la moglie Antonella. Dall'8 marzo, invece, per Renato Vallanzasca, l'ex leader della mala milanese, le porte del carcere si aprono per il lavoro esterno.

Il Bel René, in carcere da quarant'anni, inframmezzati da alcune evasioni, uscirà ogni giorno alle sette di mattina dal penitenziario di Bollate, nel Milanese, dove era rientrato dopo sei mesi di differimento pena per ragioni di salute, e andrà a lavorare in una pelletteria che è gestita da una cooperativa sociale. Farà ritorno a Bollate alle 19. Questa la giornata tipo del boss della Comasina.

Pare che la sua intenzione sia quella di diventare grafico-disegnatore, ma questo dopo aver appreso i rudimenti dell'arte della pelletteria.
L'ex capo della mala milanese degli anni '70 usufruisce non di una misura alternativa ma di un permesso, in base all'articolo 21 dell'ordinamento penitenziario, che può essere concesso anche a chi è stato condannato all'ergastolo ma ha scontato almeno dieci anni. Misure alternative come la semi-libertà, infatti, non possono essergli concesse, né le ha mai chieste, considerato il suo cumulo pena a quattro ergastoli e 260 anni di carcere.

Prima dell'ammissione al lavoro esterno gli era stato concesso qualche altro permesso per seguire le riprese milanesi del film che Michele Placido sta realizzando sulla sua vita, in cui Vallanzasca è interpretato da Kim Rossi Stuart, e che ha creato non poche polemiche da parte dei familiari delle vittime della 'batteria', così si chiamava il gruppo di fuoco delle rapine che faceva capo a Vallanzasca.

Una vita, la sua, sulla quale il Bel René ha ormai pochi dubbi. "Mi chiedete se ho sbagliato? Sarei un cretino se dicessi il contrario", aveva detto qualche tempo fa. Non a caso negli ultimi anni collabora con associazioni che si occupano di ragazzi difficili. "Incontro i ragazzi che hanno problemi e cerco di spiegare con la mia esperienza che non vale affatto la pena mettersi nei guai - aveva raccontato prima di tornare in carcere - Qualcuno mi dice che sono un mito. Rispondo loro che un mito che si fa 40 anni di galera è un mito idiota, e che di miti non devono averne, perché i miti sono pieni di debolezze".

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