Palermo, c'è il primo indagato per l'omicidio di Fragalà

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Si tratterebbe di un ex cliente entrato in contrasto con l'avvocato per motivi professionali. Le analisi dei carabinieri del Ris si concentrano su due caschi integrali da motociclista, una mazza e un paio di scarpe, sequestrati nell'abitazione dell'uomo

C'è un indagato tra i clienti dell'avvocato penalista Enzo Fragalà. "La persona che ha ricevuto l'avviso - spiegano gli inquirenti - è una delle tante la cui posizione stiamo valutando, ma in questo caso il tipo di accertamento da eseguire imponeva l'avviso".
L'indagato avrebbe avuto con la vittima rapporti professionali, sarebbe cioè un cliente o un ex cliente del penalista. I carabinieri del Ris di Messina, che affiancano i militari del comando provinciale nell'inchiesta sul brutale assassinio del penalista palermitano Enzo Fragalà, stanno analizzando una serie di reperti - prevalentemente abiti - prelevati dagli inquirenti nel corso di perquisizioni domiciliari effettuate tra persone che potrebbero essere coinvolte nel delitto.

E' su due caschi integrali da motociclista, una mazza e un paio di scarpe, sequestrati nell'abitazione di un ex cliente dell'avvocato, aggredito davanti al suo studio martedì scorso e deceduto dopo tre giorni di coma, che si stanno concentrando le analisi dei carabinieri del Ris, incaricati di trovare eventuali tracce biologiche su una serie di reperti sequestrati dagli investigatori.

La speranza degli inquirenti, che hanno inviato all'uomo un avviso di accertamento tecnico irripetibile per consentirgli di nominare consulenti di parte che assistano agli esami, è trovare tracce di sangue sugli indumenti, in particolare sulle scarpe, sui caschi - il killer ne indossava uno - e su un corpo contundente, che sarebbe compatibile con quello usato dall'assassino, trovato nell'abitazione dell'uomo.

L'uomo, sulla cui identità c'è totale riserbo, avrebbe nutrito un profondo rancore nei confronti dell'avvocato scatenato dalla condanna subita in un processo in cui Fragalà l'aveva assistito e per il quale aveva consegnato alla vittima una grossa somma di denaro.
"E' un'ipotesi ancora tutta da verificare - spiegano gli inquirenti - l'avviso di garanzia deriva dal fatto che siano in presenza di accertamenti irripetibili, quindi è un atto dovuto, ma non è detto che questa pista sia migliore di altre".


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