Un monumento virtuale per le vittime del sisma in Abruzzo

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"Facebook ricorda le vittime del terremoto del 6 aprile 2009". Perché a L'Aquila si scende il piazza per ripulire il centro dalle macerie e si attende di tornare a vivere nelle proprie case. Ma nessuno dimentica chi ha perso la vita quel lunedì notte

di Pamela Foti

Paolo "era originario di Isola del Gran Sasso, in provincia di Teramo. La notte del terremoto si era fermato dalla sua fidanzata Ilaria, impaurita dalle continue scosse sismiche di quelle ultime ore. Sono morti insieme. Pochi giorni dopo il 6 aprile avrebbe compiuto 27 anni".

Sono più di 300 le foto e le storie del gruppo “Facebook ricorda tutte le vittime del terremoto del 6 aprile 2009". Un “monumento virtuale”, scrivono i creatori, nato per conoscere i volti di chi quella notte ha perso la vita e ascoltare “il racconto delle loro vite fino a quel tragico lunedì”.

Perché a L’Aquila la gente scende in piazza per ripulire il centro storico invaso dalle macerie. Manifesta il proprio sdegno davanti a chi la notte del sisma di magnitudo 5.8 ridacchiava al pensiero degli affari che avrebbe potuto concludere con gli appalti per la ricostruzione.

Ma nessuno può e vuole dimenticare chi quel lunedì notte non ce l’ha fatta.

Giuliana, dopo le prime scosse, aveva deciso di passare la notte dai suoi genitori e aveva portato con sé il figlio di 9 anni. “Si sentiva più tranquilla. Non poteva sapere che casa sua sarebbe rimasta in piedi mentre quella dei genitori sarebbe crollata su sé stessa”.

Roberta era di Sulmona e studiava all’università del capoluogo abruzzese. Aveva preso 28 all’ultimo esame, ma aveva rifiutato. “Voleva 30 a tutti i costi. Per questo era tornata a l’Aquila domenica. Avrebbe sostenuto la prova il giorno successivo. Venticinque anni, studentessa di Ingegneria, Roberta è morta nel crollo del suo appartamento in via XX Settembre.

Sono oltre 50 mila gli utenti che hanno deciso di iscriversi al gruppo creato su Facebook. La bacheca è quasi vuota. Non ci sono discussioni aperte. Le polemiche restano fuori da questo spazio che ha il solo scopo di ricordare.

Tra i video caricati, oltre a quello che mostra il volto delle città ferite dopo il terremoto che alle 3.32 ha scosso gli abruzzesi mentre dormivano nelle loro case, c’è anche un filmato di una giovane ragazza in sala di registrazione. Il suo nome è Alessandra Cora, da grande forse avrebbe fatto la cantante. Oggi, invece, è diventata il simbolo delle tante vite spezzate dalla scossa di terremoto che ha inghiottito l’Abruzzo.

Uno dopo l’altro scorrono volti e storie di persone comuni, che ci somigliano o somigliano ai nostri cari e ai nostri conoscenti.
Persone comuni, come Alessio. Aveva 25 anni, si era laureato in Informatica alla facoltà di Scienze di Coppito. “Tra i tanti progetti rimasti sotto le macerie c'era anche quello di fare un'esperienza all'estero per imparare una nuova lingua”.

Oppure Pasqualina, 59 anni, anima delle feste e degli eventi del Paese.

E c’era anche chi a L’Aquila si trovava per vacanza premio. Come Marta, originaria della Repubblica Ceca e studentessa modello. Aveva 16 anni e quel viaggio in Italia rappresentava la realizzazione di un sogno.

Tra le tante foto ce n’è una sfocata che ritrae Massimo e Serenella. “Vi ho conosciuto mentre stavate ristrutturando quella casa che tanto avete amato ma che però non è riuscita a proteggervi – scrive un’amica - Eravate una cosa sola, una coppia indissolubile, sempre sorridenti a dispetto delle prove, spesso difficili, che la vita vi poneva di fronte. Mi piace pensarvi ancora insieme, che scherzate prendendovi in giro come due adolescenti”.

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