1 marzo: sciopero degli immigrati. E il cielo diventa giallo

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Per la prima volta in Italia i lavoratori stranieri incroceranno le braccia per protestare contro una situazione per loro considerata intollerabile. Migliaia di palloncini verranno lanciati in aria. E in rete ci si divide tra sostenitori e critici

di Serenella Mattera

Anche i cieli d’Italia si coloreranno di giallo, lunedì primo marzo. Alle 18.30 migliaia di palloncini verranno lanciati in aria in più di 60 città per celebrare lo “Sciopero degli stranieri”. Una iniziativa che, partita in Francia , accomunerà per un giorno le piazze d’Oltralpe con quelle del Belpaese, della Spagna e della Grecia. Con iniziative che vanno dall’astensione dal lavoro a quella dagli acquisti, dai più classici cortei, a lezioni e concerti. Per dimostrare che l’economia senza gli immigrati si blocca. E per unire «nella stessa battaglia di civiltà», si legge sul blog dell’iniziativa , tutti coloro che sono stranieri «perché estranei al clima di razzismo che avvelena l’Italia del presente». I numeri dell’onda gialla si annunciano notevoli: 47 mila iscritti solo su Facebook. Ma proprio lì, sul social network, tra i gruppi che stanno organizzando le iniziative nelle diverse città , emerge il dissenso di chi a scioperare non ci pensa proprio. Perché, dicono, “in Italia sono indispensabili solo gli italiani” .
“L’ultima buffonata”. “Buonismo d’accatto”. Così viene definito lo sciopero dagli aderenti al gruppo (circa 2.600), che definiscono quello nei confronti degli italiani “l’unico razzismo in essere”.

Toni leggermente più pacati, ma stessa sostanza, per la pagina “Il primo marzo l’Italia non si fermerà!” . I cui promotori hanno creato anche un simbolo (un tricolore con una goccia del sangue versato dagli italiani al centro) e uno slogan (“Nessuno è indispensabile!”). Tutt’altre ragioni inducono invece i sindacati provinciali (Cgil-Cisl-Uil) e Cittadinanza attiva di Treviso a non aderire alla giornata di protesta: «Allo slogan “Un giorno senza di noi”, preferiamo quello “Tutti i giorni insieme”». E il primo marzo, annunciano, presenteranno cinque proposte per gli immigrati.

Ma le iniziative “contro” sono decisamente minoritarie rispetto alle adesioni allo Sciopero degli stranieri, che annoverano diverse organizzazioni, tra cui Emergency e Legambiente, partiti politici (Pd, SeL e Prc) e sindacati. L’elenco delle città che si mobiliteranno si ingrossa di ora in ora . In comune per tutti, il messaggio pro-integrazione e il colore giallo. Per il resto: largo alla fantasia. Perciò a Varese, ad esempio, verrà offerto un “pranzo etnico” agli agenti della polizia penitenziaria, a Trieste si cancelleranno le scritte razziste dai muri, a Bologna una mostra fotografica all’aperto mostrerà i volti dei “nuovi italiani”. A Milano alle 13 verranno srotolati tre grandi striscioni: davanti alla Questura (“Permesso di soggiorno per tutti. Tempi di rinnovo più rapidi”), al Tribunale (“Migrare non è reato”) e al Cie di via Corelli (“Chiudiamo i centri di identificazione e di espulsione”). E alle 17.30 in piazza Duomo ci saranno lezioni di lingue straniere. Mentre a Roma alle 10.30 davanti a Montecitorio si terranno “lezioni sullo sfruttamento dei lavoratori migranti nel nostro Paese” e alle 17 partirà un corteo con destinazione piazza Vittorio, luogo simbolo dell’integrazione cittadina. A Siracusa e Catania è stato organizzato un “pellegrinaggio” nei luoghi del caporalato. E poi Trento, Genova, Brescia, Napoli, Perugia, Oristano, Reggio Calabria: più di 60 città coinvolte. Per cingere d’un abbraccio giallo l’intera Italia.


Ascolta le testimonianze degli immigrati scesi in piazza.



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