Caso Mills, la sentenza della Cassazione: reato prescritto

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Annullamento senza rinvio per intervenuta prescrizione del reato della condanna a 4 anni e 6 mesi di reclusione dell'avvocato David Mills, accusato di corruzione in atti giudiziari. Berlusconi soddisfatto a metà. Mills: posso tornare a una vita normale

Dopo quasi quattro ore di Camera di Consiglio la Corte di Cassazione scioglie la riserva sul caso Mills: il reato di corruzione in atti giudiziari si è consumato, ma ormai è prescritto.
La notizia, attesa da giorni nel Palazzo, innesca l'ennesimo scontro tra i poli. Ma lascia in parte insoddisfatto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier avrebbe detto di non essere proprio contento del verdetto della Suprema Corte visto che il reato, in realtà, "non è stato commesso". Soddisfatti, invece, i legali dell'avvocato inglese che dicono di aspettarsi anche 'un'attenuazione delle responsabilità di Mills' nelle motivazioni della sentenza.

"Sono soddisfatto che questa saga sia finalmente arrivata alla fine. Ora posso tornare a una vita normale". Questa la reazione di David Mills, attraverso un comunicato, alla decisione della Cassazione. "Sono grato più di quanto le parole possano dire alla mia famiglia e agli amici che sapevano che ero innocente e che mi hanno sostenuto sempre, e al mio meraviglioso avvocato", ha affermato il legale.

La Corte di Cassazione annulla dunque per intervenuta prescrizione la condanna dell'avvocato britannico a quattro anni e mezzo per corruzione giudiziaria, che gli era stata inflitta in primo e secondo grado a Milano nel processo in cui era accusato di aver ricevuto del denaro per conto del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per testimonianza reticente in due processi.
Ci si attende che il verdetto emesso dalla Suprema Corte convocata a sezioni unite avrà un impatto diretto, accorciandone i tempi di prescrizione, sul processo "gemello" in cui il premier Berlusconi è imputato in primo grado a Milano, che riprenderà venerdì.

Le sezioni unite, in un sintetico foglietto distribuito dopo la lettura del dispositivo, rispondendo alla questione di diritto avanzata dalla difesa hanno scritto che la qualificazione del reato è corruzione giudiziaria. Quindi a motivare la dichiarazione di intervenuta prescrizione pare essere la retrodatazione della consumazione del reato all'11 novembre 1999, come chiesto oggi dal procuratore generale, anziché al 29 febbraio 2000 come assunto dai giudici milanesi.

Con la dichiarazione di intervenuta prescrizione per la retrodatazione di oltre tre mesi del reato, lo stesso per Mills e Berlusconi, l'uno nella veste di presunto corrotto, l'altro in quella di presunto corruttore, la conseguenza per il procedimento a carico del premier è che la prescrizione nel suo caso scatterà fra circa 12 mesi, considerando il periodo in cui il suo processo è stato "congelato" (con interruzione della maturazione dei tempi di prescrizione) per effetto del Lodo Alfano.

Non abbastanza perché già nella prossima udienza possa venir dichiarata la "morte", ma abbastanza per la certezza di non poter arrivare alla fine di tre gradi di giudizio. Tornando alla sentenza della Cassazione, i supremi giudici hanno confermato che Mills dovrà pagare il risarcimento di 250.000 euro riconosciuto dai giudici milanesi alla Presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile. La prescrizione, aveva detto oggi in aula il Procuratore generale, non può avere gli stessi effetti di una assoluzione per quanto riguarda la responsabilità risarcitoria dell'imputato.



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