Inchiesta G8, pm: indagati volevano fuggire ad Acapulco

1' di lettura

Mentre emergono nuovi elementi sul presunto 'sistema gelatinoso' degli appalti per i Grandi Eventi che il 10 febbraio scorso ha portato in carcere quattro persone, l'inchiesta si appresta a vivere un'altra settimana intensa. Non sono esclusi nuovi arresti

BERTOLASO, L'EROE DEI DUE MONDI: LA FOTOSTORY
G8 ALLA MADDALENA, UN'OCCASIONE PERSA: LE FOTO

Caso Bertolaso, l'inchiesta appalti Grandi Opere
L'intervista a Guido Bertolaso


A Firenze, a partire da domani, cominceranno le udienze al tribunale del riesame sulle richieste presentate dai difensori degli arrestati. Secondo i pm, alcuni degli indagati volevano fuggire all'estero, a Madrid o Acapulco. Per Antonio Di Pietro il governo e' stato colto 'con le mani nella marmellata'. 

"Piove, piove molto". Una frase da conversazione fra sconosciuti che nascondono l'imbarazzo in ascensore ma che, secondo la procura di Firenze, contiene un messaggio cifrato agli esponenti del "sistema gelatinoso" emerso nell'inchiesta sulle opere per i grandi eventi.

Non a caso, sostengono gli inquirenti, dopo quelle battute intercettate il 30 gennaio scorso, parte una concitata serie di telefonate e di incontri. Contatti, sempre per i pm, che testimoniano "una grande agitazione", pochi giorni prima che scattino gli arresti per i funzionari della Ferratella Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola e per l'imprenditore Diego Anemone. Nelle telefonate, si parla di una partenza per Madrid, prevista per l'11 febbraio - gli arresti avvengono il 10 - di un invito ad andare ad Acapulco, ma anche di un'ipotesi, ventilata da Balducci, di dimissioni mascherate con un periodo di malattia.

I particolari emergono da un'integrazione alla richiesta di applicazione della misura cautelare firmata all'inizio del mese dai pm fiorentini. Nei primi giorni di febbraio, la procura di Firenze ha sollecitato al gip una rapida emissione dell'ordinanza di custodia cautelare in carcere per i quattro.
Questo perché, secondo gli investigatori, sulla base di fughe di notizie che i pm attribuiscono all'allora procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, gli indagati temono di poter essere arrestati. Dai documenti dei pm fiorentini si scopre che il 30 gennaio, dopo aver ricevuto "brutte notizie" dall'avvocato Edgardo Azzopardi ("che - scrivono i pm - ha forti entrature con la famiglia Toro") una persona ritenuta in contatto con Anemone avverte Balducci. Il giorno successivo, Azzopardi informa un amico che Balducci gli ha detto che lascerà l'incarico: "Lui domani si dimette, diciamo che va in malattia", aggiungendo che sarà sostituito, ma che la notizia "non verra' resa nota".

Intanto, da un'intercettazione del primo febbraio emerge che Balducci ha anche intenzione di partire, dieci giorni dopo e si e' gia' dato da fare per trovare un avvocato. Al quale però, al telefono, non accenna nulla dei suoi problemi. Un progetto, quello di Balducci di partire, condiviso anche da Anemone: "l'11 me ne vado fuori da Roma, a Madrid", dice a un amico, spiegando che fara' ritorno il 15. E l'interlocutore gli risponde: "Perche' non venite ad Acapulco, che e' un paradiso"?. Nel documento inviato al gip, sul pericolo di inquinamento probatorio, i magistrati scrivono che "proprio a seguito delle illecite propalazioni accertate in atti", e attribuite a Toro, Balducci, "temendo l'adozione di provvedimenti restrittivi a suo carico, ha adottato subitanei comportamenti 'difensivi", cosi' come Anemone, che utilizza l'utenza di un suo collaboratore. Inoltre, a parere dell'accusa, Balducci ha partecipato ad una riunione il 30 gennaio alla quale ha convocato anche Della Giovampaola, "all'evidente fine - secondo i pm - di concordare una strategia difensiva".

Leggi anche:


Scandalo appalti, gli indagati sapevano delle indagini
Bertolaso: mi sento un alluvionato
Il capo della Protezione civile: "Una trappola? Non lo escludo"

Inchiesta G8, gli indagati restano in carcere

Leggi tutto