Scandalo appalti, gli indagati sapevano delle indagini

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Secondo gli inquirenti a fare da tramite sarebbe stato Camillo Toro, figlio di Achille Toro della procura di Roma. Ma le informazioni non sono bastate a evitare l'arresto

Camillo Toro secondo gli inquirenti apprendeva dal padre Achille ormai ex procuratore aggiunto della capitale notizie sulle mosse della magistratura di Firenze. E presumibilmente anche delle misure di custodia cautelare in carcere imminenti per i vertici del sistema gelatinoso. Angelo Balducci, Mauro Della Giovampaola, Fabio De Santis e Diego Anemone saranno arrestati il 10 febbraio. Il massimo dell'agitazione fra quelli della combriccola che finiranno in carcere si registra alla fine di gennaio scorso tra il giorno 28 e il giorno 30.

Tutto si muove tra Roma e Firenze in quelle ore decisive. Il capo della procura di Roma Giovanni Ferrara chiama l'omologo fiorentino Quattrrocchi. E apprende dell'inchiesta in corso e anche di più. Come da prassi, spiega Ferrara, il capo di un ufficio riferisce ed esamina coi suoi sostituti notizie di indagine. Semmai sarebbe grave, dice, se non lo facesse perchè verrebbe meno ad un suo dovere. D'altra parte Achille Toro è in quei giorni ancora coordinatore del pool che a Roma indaga sugli stessi illeciti negli appalti per le grandi opere e dunque sa.

Secondo gli inquirenti informava il figlio allo scopo di soddisfare richieste che venivano dall'entourage degli indagati. Comunque il figlio di Toro contatta e incontra l'avvocato di Firenze Azzopardi, punto di raccordo fra la combriccola e la famiglia Toro. Sa dunque cosa bolle nel pentolone delle inchieste. Perchè ad aggiornarlo ci pensa Camillo. E cosi funzionari e imprenditori indagati possono mettersi a lavoro per parare i colpi. Inutilmente. Il gip di Firenze accelera, e ordina di arrestarli sollecitato dai pm e dagli investigatori anche per il pericolo di fuga. Secondo gli inquirenti progettavano di andare a Madrid o Acapulco. Qualcosa avevano già messo a segno comunque: cambio di utenze telefoniche. utilizzo di skype per contattarsi e decidere le contromosse che comunque, come già detto, non avranno successo. Intanto sarà il tribunale del riesame di Perugia ad occuparsi delle richieste di scarcerazione presentate dagli indagati.

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