Scandalo appalti: chi rideva del terremoto poi ha lavorato

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Le intercettazioni pubblicate da diversi quotidiani smentirebbero Gianni Letta, che aveva assicurato che gli imprenditori che si erano rallegrati per il sisma non avevano comunque visto un euro. Dalle telefonate emergerebbe anche il nome di Marrazzo

Sui quotidiani in edicola in questi giorni le prime pagine aprono quasi sempre  con le intercettazioni dell’inchiesta sulle grandi opere.
La Repubblica oggi pubblica nuovamente, anche nella sua versione online, stralci delle intercettazioni di Francesco Piscicelli, l’imprenditore accusato di aver riso al telefono nel giorno del terremoto de L’Aquila. La conversazione pubblicata sembra smentire Gianni Letta, che aveva assicurato che gli imprenditori che avevano riso la notte del terremoto all'Aquila non avevano avuto neanche "un euro". L’imprenditore conferma infatti, nelle intercettazioni pubblicate, di aver già fornito sei escavatori e venti camion per le prime emergenze. Sullo stesso tema anche Il Riformista che pubblica un'intervista al governatore Pdl dell'Abruzzo, Gianni Chiodi, che dice: "Penso che Gianni Letta stavolta  abbia avuto delle notizie sbagliate". Sulla telefonata con l'indagato Fusi, Chiodi spiega: "Me l'ha passato al telefono Denis Verdini" e comunque "non ha avuto alcun seguito". Stesso concetto su L'unità, che titola: "La 'mani' sul terremoto a poche ora dal sisma. Chi rideva ha lavorato".

"Corruzione, cancro italiano" è il titolo di apertura del la Stampa, con riferimento all'allarme lanciato dalla Corte dei Conti. E poi, sull'inchiesta G8, "Bertolaso: sono una vittima". Il Corriere della Sera dedica ampio spazio proprio alla lettera aperta che Guido Bertolaso ha scritto alle donne e gli uomini della Protezione Civile e in cui si definisce parte lesa e non imputato di quello che lui chiama un patibolo. Dalle intercettazioni pubblicate dal quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli emergerebbe poi anche il nome dell'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo.

Di un’inchiesta che si sta spostando a sinistra parlano Il Giornale e Libero. Il quotidiano diretto da Vittorio Feltri sottolinea in prima pagina che Achille Toro, il giudice dimessosi in seguito al coinvolgimento nello scandalo, è stato capo di gabinetto del governo Prodi. Il Giornale tira in ballo anche Massimo Fini, fratello del presidente della Camera  dei deputati. Il suo nome sarebbe stato fatto da Piscicelli in una telefonata con Fusi in merito alla possibilità di incontrare Angelo Balducci.

Libero titola "Le telefonate di Veltroni" e pubblica un’intercettazione tra Vincenzo di Nardo e Marco Casamonti, imprenditore, vice presidente della Confindustria Toscana il primo, architetto il secondo. Al telefono si lamentano entrambi di essere finiti ultimo e penultimo in una gara d’appalto indetta dal Comune di Firenze e, secondo loro, guidata da Veltroni e Domenici (allora sindaco del capoluogo toscano).


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