Ecco lo stupidario dell'avvocatura

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"Habbiamo" e"correzzione" sono alcuni degli strafalcioni degli aspiranti avvocati alle prove di ammissione per l'iscrizione all'albo. Gli errori dei futuri professioni messi sotto la lente di ingrandimento di un veterano delle aule di giustizia torinesi

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"Habbiamo" invece di "abbiamo": proprio così, con l'acca davanti. Oppure "correzzione" con due zeta. O "violenza delle norme" anziché "violazione" delle norme. E sono solo alcuni degli strafalcioni commessi dagli aspiranti avvocati alle prove d'esame per l'ammissione all'albo. Parola di uno dei commissari, un veterano delle aule di giustizia torinesi, che denuncia di essersi trovato alle prese con lavori lardellati di "errori di morfologia, grammatica e sintassi". "Al punto che - come spiega lui stesso - per un motivo o per l'altro abbiamo mandato all'orale solo una media di tre candidati su dieci. E con grande fatica".

L'arma principale degli avvocati, che nei tribunali devono combattere sfruttando ogni possibile artificio dialettico, resta sempre l'eloquenza: ma nel bagaglio tecnico del futuro principe del foro non può mancare la padronanza dell'italiano scritto.
"Personalmente - dice quindi il commissario d'esame - ho stabilito che non può essere ammesso agli orali chi ignora la nostra lingua. Ecco perché boccio. Non ne faccio una questione di stile: ci sono errori che alle scuole elementari, una volta, la maestra sanzionava con la matita blu, come l'apostrofo tra le parole 'un' e 'altro'. Un collega mi ha detto di aver dovuto respingere un candidato quando ha letto per la terza volta il verbo 'habbiamo' nel suo compito".

Le sette commissioni istituite dalla Corte d'appello di Torino si stanno occupando delle prove scritte dei praticanti procuratori di Bari (la faccenda funziona piu' o meno a rotazione, a Venezia correggono i test dei torinesi e cosi' via). E se è vero che il fenomeno "non riguarda solo i giovani della città pugliese" - precisano al Palagiustizia subalpino - è altrettanto vero che gli elaborati tradiscono non soltanto poca dimestichezza con la penna, ma anche una scarsa conoscenza dei meccanismi del diritto. Un esempio è "applicazione della personalità' in luogo di "esplicazione della personalità".

Ma uno dei casi più gravi, ad avviso dell'avvocato è "i giudici di piazza Cavour hanno stabilito definitivamente questo assunto", frase che contiene dieci parole e tre scivoloni. "Innanzitutto chi l'ha scritta fa coincidere la Corte di Cassazione con l'ingresso posteriore dell'edificio. Poi utilizza l'avverbio 'definitivamente' come se nessuno gli avesse spiegato che la giurisprudenza è in continua e costante evoluzione. Infine dimostra di non conoscere il significato del termine 'assunto"'.

Il commissario, comunque, non risparmia nessuno. Se la prende, tanto per cominciare, con "i burocrati del Ministero" che hanno prodotto tracce d'esame abborracciate e cervellotiche. E conclude allargando il discorso ad altre categorie: "Guardate che lo stupidario dell'avvocatura è identico allo stupidario della magistratura. Noi ce ne accorgiamo tutti i giorni. Senza dimenticare lo stupidario dei giornalisti: oggi come oggi quando leggo certi quotidiani mi sento accapponare la pelle".

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