Appalti G8, Balducci si difende. Anemone non risponde

Nella foto l'imprenditore Angelo Balducci
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"Le gare si sono svolte non solo in modo legittimo, ma con il controllo di una molteplicità di persone e di comitati di esperti che ne hanno verificato la limpidezza", ha detto l'imprenditore ascoltato per tre ore dal gip di Firenze

Primi interrogatori di garanzia per le 4 persone arrestate nell’inchiesta sugli appalti del G8. Tre sono stati effettuati nel carcere romano di Regina Coeli, l'altro nel carcere milanese di San Vittore.

Davanti al gip di Firenze Rosario Lupo Angelo Balducci, l'alto funzionario incarcerato per corruzione insieme ad altri due funzionari e a un imprenditore, si è difeso per circa tre ore, come hanno riferito i suoi avvocati, Roberto Borgogno e Francesco Coppi. Le gare d'appalto per i lavori di alcuni cosiddetti grandi eventi (tra cui il G8 della Maddalena poi spostato a L'Aquila, i Mondiali di nuoto 2009 a Roma e il 150mo anniversario dell'Unità d'Italia) si sono svolte "non solo in modo legittimo, ma con il controllo di una molteplicità di persone e di comitati di esperti che ne hanno verificato la limpidezza", ha detto Balducci al gip. In particolare Balducci, hanno spiegato i legali, ha sostenuto che "gli appalti al centro delle contestazioni sono stati assegnati ad imprese che aveva i requisiti per averli".

In precedenza il gip Lupo aveva sentito Mauro Della Giovampaola, funzionario della Protezione civile, ma sul contenuto dell'interrogatorio nulla è trapelato. Sentito anche Diego Anemone, a capo delle imprese appaltatrici dei lavori per i quali i magistrati di Firenze, titolari dell'inchiesta, ipotizzano uno scambio di favori con gli alti funzionari: l'imprenditore si è avvalso della facoltà di non rispondere.

A Milano si è svolto invece l'interrogatorio del quarto arrestato, Fabio De Santis, che è stato "soggetto attuatore" dei lavori di preparazione del G8 del 2009, senza che i suoi legali rilasciassero alcuna dichiarazione. Secondo fonti giudiziarie, al gip milanese, Vincenzo Tutinelli, che lo ha interrogato per rogatoria nel carcere di San Vittore, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
I pm che hanno in mano l'inchiesta ipotizzano che Anemone abbia concesso favori e fatto regali di vario genere ai tre funzionari incaricati di assegnare e monitorare i lavori per i "grandi eventi", assegnati con procedure diverse da quelle dei comuni appalti pubblici.

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